Il brigantaggio lucano postunitario continua ad accendere il dibattito: semplice criminalità o vera e propria resistenza? È una questione fondamentale che ho scelto di approfondire nel mio libro, affrontandola non solo sotto il profilo storico, ma anche da quello culturale.
Nicola Amato
Scrivere per passione, scrivere per comunicare. Qui trovate le informazioni sui miei lavori letterari.
giovedì 13 agosto 2026
Il brigantaggio in Basilicata. Crimine o resistenza?
San Martino d’Agri: la bellezza di un luogo, la grandezza della sua gente
Nel cuore della Basilicata, arrampicato sulle colline della Val d’Agri, San Martino d'Agri è uno di quei luoghi in cui la storia non è solo un ricordo, ma un’anima viva. Tra i suoi vicoli e la maestosità del Palazzo Baronale Sifola risalente al XVI secolo, si respira un passato ricco di tradizioni, fede ed eleganza architetturale. È un borgo che sa raccontare storie a chiunque si fermi ad ascoltare.
Ma c’è una verità che chi viaggia in Basilicata impara presto: la vera ricchezza di questa terra non risiede soltanto nei suoi paesaggi mozzafiato o nella sua storia millenaria. Risiede nell’anima dei lucani. L’ospitalità qui non è una semplice regola di cortesia o una strategia turistica; è un tratto genetico, un modo spontaneo di concepire il rapporto con l’altro. In Basilicata non si è mai semplici "turisti" o "ospiti di passaggio", ma si è persone da accogliere, sostenere e far sentire a casa.
A San Martino d’Agri, però, questa vocazione all'accoglienza
raggiunge un livello superiore.
Vivere San Martino d'Agri significa sperimentare un calore
umano che sorprende e commuove. È lo sguardo generoso di chi ti incontra per
strada, la disponibilità incondizionata, la cura attenta e mai invadente con
cui ogni abitante si assicura che tu ti senta parte della comunità. In ogni
sorriso, in ogni gesto e in ogni chiacchierata c’è il senso più autentico del
condividere.
Grazie di cuore a San Martino d’Agri e a tutta la sua gente
per avermi regalato un’esperienza che va ben oltre la semplice permanenza: un
vero e proprio abbraccio umano che porterò sempre con me.
Salotto letterario: Paesi da vivere o borghi da visitare?
Si è concluso con un grande successo di pubblico il Salotto Letterario promosso all'interno della cornice di 𝐕𝐢𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐢𝐧 𝐀𝐫𝐭𝐞, il 10 e 11 agosto a San Martino d’Agri (PZ), nello straordinario contesto del Convento Francescano.
lunedì 3 agosto 2026
Rethnes 2026: Quando la storia si fa orgoglio, identità e passione
Un viaggio nel tempo diretto al Cinquecento, alle radici profonde dell'anima Arbëreshë, quando il condottiero Lazzaro Mathes ottenne da Carlo V il diritto di rifondare Maschito per le sue milizie di stradioti.
La parola "Rethnes" (o Retnes) deriva dalla lingua Arbëreshë e richiama il concetto dell'assenso, dell'atto di autorizzazione concessa al Capitano Lazzaro Mathes. Ma nella tradizione locale, la parola "Rethnes" proviene dalla tradizione Arbëreshë e richiama il legame con le "redini" e la "cavalcata", simbolo dell'orgoglio equestre degli Stradioti. Rappresenta il ricordo indelebile dei condottieri albanesi che a cavallo riconquistarono la propria libertà e fondarono la nuova Maschito.
Un affascinante mosaico d'epoca in cui si intreccia la storia delle due fazioni storiche del borgo: i Cndrgnan (gli albanesi di Scutari) e i Majsor (i greci-coronei). Tra antiche rivalità ed esercitazioni militari, la fierezza di due anime distinte si fuso in un unico popolo pronto a giurare pace ed unione alla fontana Skanderbeg.
L’edizione di quest'anno si preannuncia straordinaria. Il centro cittadino risuonerà del ritmo dei tamburi imperiali e dello squillo chiaro delle chiarine. Tra cortei in abiti rinascimentali finemente decorati, la Compagnia d’Arme Capitano Lazzaro Mathes e il Corteo Storico Carlo V di S. Severo riporteranno in vita l'atmosfera imperiale e guerriera del Cinquecento, in una cornice curata nei minimi dettagli e arricchita dai contributi del Centro Culturale Internazionale “L. Einaudi” APS.
Non si tratta di una semplice manifestazione, ma dell'atto d'amore di un borgo che riscopre le sue origini, la sua lingua e la sua anima accogliente.
La Pro Loco di Maschito merita un enorme plauso per la cura magnifica e la passione impeccabile con cui, ogni anno, organizza e custodisce un evento così prezioso per l'intera comunità.
Segnate la data e l'orario in agenda: Giovedì 6 agosto 2026, ore 19:30. Maschito vi aspetta per vivere insieme la magia, il fascino e il sapore autentico della sua storia. Non fartelo raccontare!
sabato 1 agosto 2026
Salotto letterario a San Martino d'Agri (PZ) l'11 agosto 2026
Sono davvero grato all'Associazione Associazione Culturale Vincenzo Marinelli per l'invito a partecipare a questo evento come ospite.
L'11 agosto sarò a San Martino d'Agri (PZ) all'interno del salotto letterario "𝑃𝑎𝑒𝑠𝑖 𝑑𝑎 𝑣𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑜 𝑏𝑜𝑟𝑔ℎ𝑖 𝑑𝑎 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑡𝑎𝑟𝑒?". Sarà un confronto ad ampio raggio sul dualismo tra borgo e paese e su come far convivere queste due dimensioni; al suo interno porterò il mio contributo focalizzandomi sul potere straordinario che le parole hanno nel plasmare l'identità e la valorizzazione dei nostri territori. Vi aspetto!
domenica 26 luglio 2026
Un libro racconta Luigi Giura, genio lucano e pioniere dell’ingegneria moderna, da Il Giornale della Basilicata
L’opera, dal titolo “Luigi Giura, l’ingegnere lucano pioniere del rinnovamento tecnologico”, firmata da Nicola Amato, racconta il percorso umano e professionale di un visionario capace di lasciare un segno indelebile nella storia delle infrastrutture italiane...
Dalle sue origini a Maschito fino ai grandi progetti realizzati nel cuore dell’Italia dell’Ottocento, il libro ripercorre le tappe fondamentali della carriera di Giura, tra cui la progettazione del Ponte Real Ferdinando sul Garigliano, primo ponte sospeso in ferro d’Italia.
Continua a leggere l'articolo sul Giornale della Basilicata, al seguente link: https://giornaledellabasilicata.com/contenido/446/libro-luigi-giura-ingegnere-lucano
Maggiori informazioni su questo libro, invece, le trovate su:sabato 18 luglio 2026
Nessuno è profeta in patria: il paradosso del talento tra resistenze psicologiche e convalida digitale
Il proverbio "Nessuno è profeta in patria" è una delle espressioni più conosciute della saggezza popolare, utilizzata per descrivere il fenomeno umano per cui una persona, pur essendo riconosciuta per il proprio valore altrove, non riesce ad ottenere lo stesso riconoscimento nel luogo dove è nata o cresciuta. Le sue radici affondano nei Vangeli, dove Gesù stesso lo pronuncia durante la sua visita a Nazareth, la sua città natale, per esprimere il disappunto nei confronti di coloro che, pur conoscendolo da sempre, non lo accettavano come profeta.
Nel corso dei secoli, questo detto ha assunto una valenza universale, applicabile non solo al contesto religioso, ma anche a molte altre situazioni in cui il talento, l’innovazione o la creatività di un individuo vengono ignorati o sottovalutati dalle persone che lo conoscono più da vicino. Il paradosso di chi non trova apprezzamento nel proprio ambiente familiare o sociale, mentre viene celebrato altrove, ha ispirato numerose riflessioni in ambito sociale, culturale e psicologico.
Questa difficoltà nel riconoscere il valore di chi ci è vicino trova una spiegazione chiara nelle dinamiche della psicologia sociale e cognitiva. Al centro del fenomeno vi è il bias di familiarità, un meccanismo per cui tendiamo a incasellare le persone in ruoli rigidi basati sul passato. Chi ha visto un individuo crescere, fare errori o semplicemente condurre una vita ordinaria fatica a sovrascrivere quell'immagine storica con una nuova identità di successo o di leadership. Subentra inoltre l'invidia sociale: il successo di un membro del proprio gruppo originario altera gli equilibri relazionali e costringe gli altri a confrontarsi con le proprie aspirazioni irrealizzate. Al contrario, lo "straniero" beneficia del fascino dell'esotico e dell'ignoto, venendo giudicato esclusivamente per le sue competenze attuali, privo del fardello dei suoi trascorsi giovanili o privati.
Nell'era contemporanea, questo paradosso ha trovato una cassa di risonanza inedita nei social media, che hanno ridefinito il concetto stesso di "patria" e di "altrove".
- L'iper-familiarità digitale: Piattaforme come Instagram, TikTok o Facebook espongono costantemente la quotidianità, normalizzando la figura dell'individuo e riducendone l'aura di eccezionalità agli occhi della cerchia ristretta. La vicinanza digitale esaspera il giudizio dei pari, portando spesso a dinamiche di discredito o indifferenza da parte dei contatti più stretti.
- La convalida algoritmica globale: Gli algoritmi delle piattaforme lavorano su scala globale, aggregando nicchie di interesse sparse nel mondo. Questo permette al talento di scavalcare le resistenze geografiche e culturali del proprio ambiente d'origine, trovando validazione e successo in comunità digitali lontane.
- L'effetto di rientro: Si assiste oggi a un ribaltamento digitale del proverbio: il riconoscimento locale non è più il punto di partenza, ma la conseguenza di una consacrazione esterna. Solo quando l'individuo accumula metriche di successo visibili globalmente (follower, visualizzazioni, collaborazioni internazionali), la "patria" ne riconosce tardivamente il valore, mossa non più da una reale comprensione del talento, ma dal bisogno di riflettersi nel prestigio riflesso di quel successo.
In definitiva, l’avvento del digitale non ha scardinato questa resistenza antropologica, ma ne ha accelerato i processi. Il paradosso di chi non viene compreso dalle proprie origini trova oggi una risoluzione non più nella distanza fisica, ma nella portata dei network globali. Solo quando il valore individuale viene filtrato, validato e rispedito al mittente da un pubblico esterno, la comunità d'appartenenza cede all'evidenza. Il riconoscimento nella propria terra si trasforma così nell'ultimo tassello di un percorso che, oggi come un tempo, richiede necessariamente di guardare oltre i confini di casa per essere pienamente compreso.
[© Nicola Amato]





