sabato 22 agosto 2026

Dall’incomprensibile intimità della poesia all’invasione dell’IA che contamina la scrittura umana, dai libri agli articoli fino ai post sui social

Un tema che farà sicuramente discutere e, forse, anche storcere qualche naso. Ho provato a dire la mia, senza troppi giri di parole, sull’uso dell’IA nella scrittura e sul confine sempre più sottile tra creatività umana e parole generate da un algoritmo. Se avete qualche minuto, leggetelo.

Premetto che la poesia, in generale, non mi fa impazzire. È un territorio talmente personale e intimo che, in fin dei conti, solo chi l’ha scritta la comprende davvero fino in fondo. Gli altri si limitano a coglierne qualche frammento, sfiorandone la superficie senza mai afferrarne la vera essenza. Qualcuno si è scandalizzato quando ho paragonato la poesia al jazz, sostenendo che piace solo a chi lo suona. È una similitudine forte, ma rende benissimo l’idea di come la penso, pur facendomi apparire insensibile, quale non sono, e correndo il rischio di risultare impopolare pur di esprimere con sincerità il mio pensiero.

Se però molte liriche del passato mantengono un valore indiscutibile, capace di far riflettere e muovere il pensiero, oggigiorno la situazione è cambiata radicalmente. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, l’impronta personale si sta inesorabilmente perdendo. Poesie, romanzi e perfino i banali post sui social non sono più l’espressione autentica dell’anima umana, ma sono solo simulacri, idee di massima confezionate da un algoritmo a partire da un’indicazione sommaria.

Per chi legge con attenzione e sa cogliere le sfumature, e soprattutto per chi usa l’IA come semplice supporto al lavoro creativo e non come sostituto del cervello, il trucco salta subito all’occhio. Il modus operandi delle principali piattaforme è sempre lo stesso, ed è quello di evitare la complessità strutturata, il lessico forbito e il ragionamento articolato, rifugiandosi in una continua schematizzazione. Il segnale spia? L’uso sistematico dei due punti (:) messi lì per introdurre elenchi puntati o liste di concetti. Se trovate un testo infarcito di questa struttura, c’è quasi certamente lo zampino dell'algoritmo.

Un altro marchio di fabbrica è l’uso spropositato del trattino lungo (—) al posto delle virgole o dei parentetici, una convenzione tipica della punteggiatura anglosassone ma desueta nella tradizione sintattica italiana, soprattutto come sostituto della virgola. In genere serve principalmente per introdurre il discorso diretto nei dialoghi (al posto delle virgolette) oppure per isolare un inciso all'interno di una frase (in alternativa a parentesi), cosa che comunque prima dell’introduzione dell’IA era raro vedere negli scritti.

Eppure, molti sedicenti autori sono talmente pigri da copiare e incollare il testo generato dall’IA senza nemmeno rileggerlo. Si vedono orrori del genere negli articoli di giornale e persino nei libri di improbabili scrittori emergenti che non si prendono nemmeno la briga di fare un minimo di editing per "umanizzare" i propri scritti.

A questi indizi si aggiungono altri elementi inconfondibili:

  • L’abuso di metafore trite e stucchevoli, come i soliti richiami al "mosaico", all'"eco", al "faro nella notte" o al "viaggio intrapreso", usati per dare un falso tono poetico a concetti del tutto vuoti.
  • Una struttura ripetitiva e prevedibile, che tende a chiudere ogni strofa o paragrafo con una morale consolatoria, un riassunto ad effetto o una frase adatta a una cartolina motivazionale.
  • L’assenza totale di imperfezione e di ritmo biologico, in cui il testo risulta leccato, privo di quelle sbavature, di quei cambi di registro o di quelle asperità che caratterizzano la vera scrittura umana.

In conclusione, l’intelligenza artificiale non ha ucciso la scrittura, ma la sta inquinando, sommergendola di immondizia digitale e mettendo a nudo la pigrizia di chi la usa. Generare parole a costo zero non significa creare cultura o esprimere un sentimento. Quando deleghiamo all’algoritmo persino l’intimità di un pensiero o la fragilità di una poesia, finiamo per offuscare la linea di confine tra la vera voce dell'anima e una simulazione sintetica, rendendo sempre più difficile distinguere un'opera autenticamente umana da un artefatto artificiale. In questo modo, non stiamo producendo arte, ma stiamo solo affollando il mondo di rumore digitale. È tempo di riappropriarci della nostra umanità, tornando a sporcarci le mani con la scrittura e a prenderci la responsabilità delle nostre parole. Solo restituendo agli scritti il peso imperfetto, unico e viscerale della nostra personalità potremo salvaguardare ciò che ci rende davvero umani.

Nota: Non per fare della facile ironia, ma questo articolo l’ho scritto io, di mio pugno, senza alcun ausilio dell’IA. L’immagine, invece, è stata creata con l’IA. Ed è proprio questo, a mio avviso, l’uso che dovremmo fare dell’intelligenza artificiale, uno strumento al servizio dell’Uomo, non un sostituto dell’Uomo.

[Nicola Antonio Roberto Amato]

venerdì 21 agosto 2026

Alcune informazioni su Nicola Antonio Roberto Amato

𝑀𝑜𝑙𝑡𝑖 miei 𝑓𝑜𝑙𝑙𝑜𝑤𝑒𝑟 𝑚𝑖 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑟𝑖 𝑖𝑛𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑠𝑢 𝑑𝑖 𝑚𝑒. 𝑆𝑒𝑏𝑏𝑒𝑛𝑒 𝑠𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑟𝑒𝑝𝑒𝑟𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖 𝑖𝑛 𝑔𝑖𝑟𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑤𝑒𝑏, 𝑟𝑖𝑡𝑒𝑛𝑔𝑜 𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑜 𝑒 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑜 𝑙𝑒 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐ℎ𝑖 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑞𝑢𝑖, 𝑠𝑢 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑝𝑎𝑔𝑖𝑛𝑎:

𝑫𝒂𝒍 𝒑𝒖𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒗𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆, sono curioso, colto, attento osservatore di tutto ciò che mi circonda, altruista, generoso, pacato, ascoltatore da competizione, gentleman, i più attenti dicono anche ironico e arguto, alcuni azzardano persino a dire intelligente.

𝑷𝒆𝒓 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒏𝒄𝒆𝒓𝒏𝒆 𝒍𝒆 𝒂𝒕𝒕𝒊𝒗𝒊𝒕𝒂̀ 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒆𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒊, sono un professionista con una consolidata esperienza internazionale, avendo lavorato per anni con organizzazioni nazionali e internazionali, sia in Italia sia all’estero, in particolare nell’ambito delle tecnologie della comunicazione. Sono inoltre abilitato come Mediatore Giuridico presso la Camera di Mediazione Nazionale.

𝑷𝒆𝒓 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒓𝒊𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒂 𝒍𝒂 𝒅𝒐𝒄𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒖𝒏𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒊𝒕𝒂𝒓𝒊𝒂, sono stato per qualche anno docente con lezioni in presenza presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università dell’Insubria di Varese. Ho tenuto inoltre negli anni passati cicli seminariali di lezioni presso l’Accademia Militare di Modena e presso l’Università degli Studi di Trento. Ho poi insegnato online, in modalità asincrona, gli ultimi otto anni fino al 2025 presso la Facoltà di Scienze dell’Informazione dell’Università di Alberta in Canada. Sono stato inoltre docente e istruttore presso vari organismi della NATO.

𝑰𝒏𝒇𝒊𝒏𝒆, 𝒎𝒊 𝒐𝒄𝒄𝒖𝒑𝒐 𝒂𝒕𝒕𝒊𝒗𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒅𝒊 𝒅𝒊𝒗𝒖𝒍𝒈𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒔𝒄𝒊𝒆𝒏𝒕𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂, e a tal proposito sono socio di alcune associazioni che si occupano di promozione della crittografia e della diffusione della cultura cyber e delle nuove tecnologie.

𝑫𝒂𝒍 𝒑𝒖𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒗𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒆𝒅𝒊𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂𝒍𝒆, infine, sono uno scrittore di romanzi e saggi, che pubblica costantemente da oltre vent’anni, e sono autore di diverse pubblicazioni scientifiche su piattaforme specializzate.
Mi sono distinto in diversi concorsi letterari in cui ho partecipato, tra cui:
• Il romanzo "Il segreto del castello di Copernico" è stato tra i finalisti del premio internazionale di letteratura Tulliola nel 2011.
• Il romanzo "Il segreto del castello di Copernico" ha ricevuto una medaglia tra i finalisti della sezione narrativa edita nella 29ª edizione del Premio Letterario Città di Cava de’ Tirreni 2012.
• Per il romanzo “Un amore contrastato” ho ricevuto nel 2022 una menzione di merito al Secondo Premio Letterario Internazionale Dostoevskij.
• Sono risultato inoltre finalista con il romanzo “Il mistero del tesoro nascosto” al concorso letterario nazionale Argentario 2022 e Premio Caravaggio.
• Infine, nel 2023 sono stato finalista nella sezione Narrativa al IX Premio Internazionale Salvatore Quasimodo con il romanzo “Miracoli umani”.
Nel 2025 ho ricevuto il Premio Luigi Giura per il mio impegno nella valorizzazione culturale della Basilicata, anche a seguito dei miei ultimi due libri: l’uno incentrato sul complesso fenomeno del brigantaggio postunitario in Basilicata, e l’altro su Luigi Giura, ingegnere del Regno delle Due Sicilie che ha progettato opere colossali come il ponte sospeso in ferro sul fiume Garigliano, unicum architettonico per quell’epoca.

giovedì 20 agosto 2026

Intervista sul mensile Info Vulture

Condivido con vero piacere l'intervista rilasciata al giornalista Emilio D'andrea per la testata Info Vulture - A tutta pagina, mensile di informazione e cultura dell'area nord della Basilicata, che ringrazio di cuore per questa piacevole e stimolante intervista, e per lo spazio e l'attenzione dedicatami.  

È stata un'ottima occasione per riflettere insieme su argomenti centrali del presente e del futuro, dall'impatto dell'Intelligenza Artificiale e dell'etica della comunicazione, fino all'importanza della memoria storica e del legame indissolubile con le mie radici lucane, che continua a essere fonte costante di ispirazione per le mie opere.

lunedì 17 agosto 2026

La gloriosa epopea delle “Lance Albanesi” di Maschito riemerge dagli Archivi

Ci sono momenti in cui il tempo sembra piegarsi, azzerando i secoli e restituendoci l'eco ruggente di gesta eroiche che credevamo perdute per sempre. È esattamente ciò che è accaduto tra gli scaffali silenziosi dell’Archivio di Stato di Potenza, dove una straordinaria e appassionata ricerca guidata dall'amore per la propria terra ha riportato alla luce una pagina epica e sconvolgente di storia: il mito guerriero delle Lance Albanesi” di Maschito.

Protagonista di questa clamorosa scoperta d’archivio è Antonio Piacentini, infaticabile e brillante ricercatore indipendente di Barile. Spulciando con pazienza certosina tra i fitti volumi e i protocolli notarili del Settecento, Piacentini si è imbattuto in un imponente e preziosissimo fascicolo risalente al 1778.

Ciò che ha stretto tra le mani non era un semplice documento burocratico, ma un vero e proprio scrigno del tempo: la trascrizione fedele di ben undici fedi d’arme del Cinquecento, certificate e vidimate nel 1608 dalla solenne Regia Camera della Gran Corte della Vicaria di Napoli. Un vero e proprio shock storiografico che riscrive l'epopea e il ruolo militare della comunità Arbëreshë di Maschito e dell'intero territorio del Vulture-Melfese!

Dai fogli ingialliti riaffiora con prepotenza la saga della famiglia Manes, capostipite e guida carismatica dell'élite cavalleresca di Maschito. Non semplici soldati, ma veri e propri condottieri, leader incontestati delle famigerate Lance Albanesi.

Attraverso i documenti originali risuonano i nomi dei campi di battaglia più sanguinosi ed epici del Cinquecento europeo:

  • Il coraggio dei tre fratelli Manes: il Capitano Lazaro, il Tenente Bitri e il Luogotenente Mercurio, che guidarono le cariche di cavalleria leggera nei teatri di guerra più ostili del continente.
  • Le gesta nei domini spagnoli e nelle Fiandre, dove la determinazione e l'audacia della cavalleria italo-albanese si guadagnarono la stima incondizionata dei monarchi e dei viceré.
  • Le attestazioni ufficiali di valore, che testimoniano come queste unità non fossero milizie improvvisate, bensì truppe d'élite temute e rispettate sui campi di battaglia di tutta Europa.

Questa scoperta non rappresenta soltanto una vittoria per la ricerca storica locale, ma una vibrante e commovente rivendicazione d'identità. La comunità Arbëreshë di Maschito, arrivata nel XVI secolo sulle colline lucane portando con sé lingua, riti e tradizioni, trova oggi nelle pagine ritrovate da Piacentini il riconoscimento del proprio ruolo di primo piano nella storia militare del Rinascimento mediterraneo ed europeo.

Grazie alla passione, alla dedizione e alla perseveranza di chi non smette mai di interrogare il passato, una storia di coraggio, acciaio e onore torna finalmente a brillare con la forza e la dignità che merita. Le Lance Albanesi di Maschito non sono più soltanto una leggenda, ma una realtà scolpita nell'inchiostro della Storia!

[Nicola Antonio Roberto Amato]

sabato 15 agosto 2026

La steganografia sostitutiva applicata ai file immagine GIF

Il termine steganografia si riferisce ad una tecnica elusiva della comunicazione che ha origini molto antiche.  Si tratta dell'insieme delle tecniche che consente a due o più persone di comunicare tra loro in modo tale da nascondere l'esistenza della comunicazione agli occhi di un eventuale osservatore. La steganografia dunque è l’arte di nascondere un messaggio all’interno di un contenitore o vettore, in apparenza insospettabile, così da rendere non tanto la decodifica del contenuto difficoltosa come avviene per la crittografia, quanto pressoché impossibile la sua stessa identificazione.

La steganografia sostitutiva è senz'altro la tecnica steganografica moderna più diffusa, tanto che spesso quando si parla di steganografia ci si riferisce implicitamente a quella di questo tipo. Alla base di questa tecnica c'è un'osservazione: la maggior parte dei canali di comunicazione (linee telefoniche, trasmissioni radio, etc.) trasmettono segnali che sono sempre accompagnati da qualche tipo di rumore o disturbo. In genere è definito rumore quel fruscio di sottofondo che sentiamo in audio, oppure il classico effetto neve di alcune immagini. Questo rumore può essere sostituito da un segnale, il messaggio segreto, che è stato trasformato in modo tale che, a meno di conoscere una chiave segreta, è indistinguibile dal rumore vero e proprio, e quindi può essere trasmesso senza destare sospetti.

Il formato immagine GIF è uno dei tanti contenitori che ben si presta per inserire al suo interno un altro file o messaggio segreto. Il GIF fa uso di una palette di colori, vale a dire un sottoinsieme di colori prestabilito. I pixel che formano l’immagine possono assumere uno dei colori della palette. Questo si traduce in una grossa economia di rappresentazione del file, visto che ogni pixel può essere rappresentato semplicemente da un puntatore ad un colore della palette.

Sino a poco tempo fa si pensava fosse alquanto improbabile fare della steganografia utilizzando come contenitori i file immagine GIF. Questo non solo per le evidenti difficoltà dovute al fatto che questo tipo di file è compresso in maniera pesante col metodo LZW e, soprattutto, per le ridotte dimensioni del file, ma anche per la sua particolare struttura interna. Le tecnologie moderne, invece, hanno fatto sì che venissero implementati dei software “ad hoc” capaci di steganografare dei file all’interno di immagini in formato GIF.

Per meglio comprendere, però, come sia possibile utilizzare un file GIF come contenitore, si rende necessario spendere due parole per spiegare com’è strutturato al suo interno un file GIF. Lo faremo banalizzando un po’ la spiegazione dei contenuti, rendendoli molto chiari e fruibili da chiunque, anche dai neofiti della materia. Ciò ci aiuterà a capire meglio come opera un algoritmo steganografico all’interno di un file GIF.

Sappiamo che un file GIF è un tipo di immagine che occupa poco spazio sul disco in quanto è a bassa risoluzione grafica, dato l’utilizzo di massimo 256 colori.

Se prendiamo un GIF, quello che vediamo noi è solo la crosta superficiale dell’immagine, mentre sotto tale crosta c’è una palette di 256 colori. Immaginiamo ora la rappresentazione di una fotografia digitale di un prato verde che contrasta un cielo azzurro. Sotto l’immagine di questo paesaggio che noi vediamo c’è una griglia con 256 caselle, contenenti altrettanti colori, che noi, però, non vediamo. Affinché sia possibile visualizzare nell’immagine il colore verde del prato, in corrispondenza della casella contenente il colore verde c’è posizionato un puntatore che indica che in una data posizione della crosta superficiale che noi vediamo ci sono dei pixel colorati di verde che corrispondono al prato. Lo stesso dicasi per il cielo: in corrispondenza del cielo azzurro rappresentato nell’immagine, nella parte sottostante che noi non vediamo, ma che ospita la palette dei colori, un altro puntatore è posizionato sulla casella del colore azzurro, il quale ci consente di visualizzare il cielo dell’immagine in questione.

In definitiva, tutti i colori rappresentati nell’immagine che noi vediamo, derivano dal fatto che all’interno dell’immagine stessa ci sono altrettanti puntatori posizionati su tutti i colori utilizzati in quell’immagine.

Come operano allora i software steganografici nei file GIF?

Dal momento che non tutti i 256 colori a disposizione vengono effettivamente utilizzati, anzi, in genere non si va oltre la metà, e tenendo in considerazione che la palette dei colori è comunque formata da 256 caselle a prescindere dai colori utilizzati, i software steganografici che si occupano di immagini GIF operano in una maniera semplicissima e, per certi versi, disarmante. Tenendo come esempio ancora l’immagine del paesaggio col prato verde ed il cielo azzurro, l’algoritmo steganografico opera nel seguente modo.

Prende possesso di una casella contenente un colore qualsiasi che non è stato utilizzato nell’immagine e vi inserisce al suo interno un colore verde identico a quello rappresentato dal prato, iniettando però al suo interno un “pezzettino” del file segreto che si vuole steganografare. Prende poi il puntatore che era posizionato sul colore verde originale e lo sposta sul nuovo colore verde nel cui interno è stato nascosto qualche bit del file segreto. Continua poi ad operare in questo modo con l’azzurro del cielo e con tutti gli altri colori utilizzati per rappresentare l’immagine in questione.

Il risultato è sorprendente: messe a confronto, l’immagine originale e quella manipolata dall’algoritmo steganografico, sono perfettamente identiche, anche se sottoposte a zoom o screening approfondito. In compenso però, nella nuova immagine si è riusciti ad iniettare un altro file, naturalmente di dimensioni ridotte per rispettare il rapporto di 1 a 8 oppure 1 a 10 tra file contenitore e messaggio inserito, per salvaguardare l’integrità dell’immagine stessa.

Come è facile intuire, partendo dai concetti di base della steganografia, è facile estendere queste tecniche ai più svariati formati. Oltre a numerosi applicativi per i formati più comuni BMP, WAV, JPEG, MP3, etc, in Rete è possibile trovare tool steganografici per i formati più vari. In particolare esistono programmi capaci di utilizzare addirittura file PDF e HTML.  

Se volete approfondire l’argomento della steganografia, vi consiglio un libro chiaro e completo del  percorso storico e delle nuove tecniche steganografiche spiegate con vari esempi applicativi e con l’utilizzo di software steganografici.

Il suo titolo è: “La steganografia da Erodoto a Bin Laden: Viaggio attraverso le tecniche elusive della comunicazione”, e lo trovate su https://www.amazon.it/dp/1520262221

Questa immagine riepilogativa illustra in modo semplice il funzionamento della steganografia sostitutiva applicata ai file immagine GIF.




giovedì 13 agosto 2026

Il brigantaggio in Basilicata. Crimine o resistenza?

Il brigantaggio lucano postunitario continua ad accendere il dibattito: semplice criminalità o vera e propria resistenza? È una questione fondamentale che ho scelto di approfondire nel mio libro, affrontandola non solo sotto il profilo storico, ma anche da quello culturale.

In questi giorni ho rivisto con piacere due interviste televisive che mi sono state fatte lo scorso anno da due emittenti diverse. Ve le ripropongo qui sotto per ripercorrere insieme i punti chiave del tema. Se vi va guardatele entrambe: una delle due è ambientata in una cornice suggestiva, con un gruppo di rievocatori storici nei panni dei briganti, e l'altra in uno studio televisivo.



San Martino d’Agri: la bellezza di un luogo, la grandezza della sua gente

Nel cuore della Basilicata, arrampicato sulle colline della Val d’Agri, San Martino d'Agri è uno di quei luoghi in cui la storia non è solo un ricordo, ma un’anima viva. Tra i suoi vicoli e la maestosità del Palazzo Baronale Sifola risalente al XVI secolo, si respira un passato ricco di tradizioni, fede ed eleganza architetturale. È un borgo che sa raccontare storie a chiunque si fermi ad ascoltare.

Ma c’è una verità che chi viaggia in Basilicata impara presto: la vera ricchezza di questa terra non risiede soltanto nei suoi paesaggi mozzafiato o nella sua storia millenaria. Risiede nell’anima dei lucani. L’ospitalità qui non è una semplice regola di cortesia o una strategia turistica; è un tratto genetico, un modo spontaneo di concepire il rapporto con l’altro. In Basilicata non si è mai semplici "turisti" o "ospiti di passaggio", ma si è persone da accogliere, sostenere e far sentire a casa.

A San Martino d’Agri, però, questa vocazione all'accoglienza raggiunge un livello superiore.

Vivere San Martino d'Agri significa sperimentare un calore umano che sorprende e commuove. È lo sguardo generoso di chi ti incontra per strada, la disponibilità incondizionata, la cura attenta e mai invadente con cui ogni abitante si assicura che tu ti senta parte della comunità. In ogni sorriso, in ogni gesto e in ogni chiacchierata c’è il senso più autentico del condividere.

Grazie di cuore a San Martino d’Agri e a tutta la sua gente per avermi regalato un’esperienza che va ben oltre la semplice permanenza: un vero e proprio abbraccio umano che porterò sempre con me.