martedì 20 ottobre 2026

Scanderbeg e gli arbëreshë in Basilicata tra storia e cultura

Una storia di coraggio, resistenza e identità. Un viaggio attraverso cinque secoli di memoria, tradizioni e appartenenza.

Chi era davvero Scanderbeg, il condottiero che sfidò l'Impero Ottomano? E come riuscirono migliaia di albanesi, costretti ad abbandonare la propria terra, a conservare la loro identità culturale nel cuore dell'Italia per oltre cinque secoli?
Questo libro ripercorre una delle vicende più affascinanti e meno conosciute della storia del Mediterraneo, intrecciando l'epopea di Gjergj Kastrioti, passato alla storia come Scanderbeg, con le origini e l'evoluzione delle comunità arbëreshë, eredi di una migrazione che ha lasciato un'impronta profonda nella cultura italiana.
Dalle battaglie contro l'avanzata ottomana alle alleanze con il Regno di Napoli, dalle prime migrazioni albanesi alla nascita degli insediamenti nell'Italia meridionale, il racconto ricostruisce gli eventi storici che hanno dato origine a una straordinaria esperienza di conservazione culturale.

Un'attenzione particolare è dedicata alla Basilicata, dove le comunità di Barile, Ginestra, Maschito, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese rappresentano ancora oggi preziose testimonianze di questo patrimonio. Attraverso la loro storia, le tradizioni religiose, la lingua, le feste e le usanze popolari, il lettore scoprirà come un'identità nata lontano dall'Italia sia riuscita a sopravvivere, trasformarsi e tramandarsi di generazione in generazione.
Ma questo non è soltanto un libro sul passato. È anche una riflessione sul presente e sul futuro di una cultura che affronta le sfide della modernità, dello spopolamento e della globalizzazione, cercando nuove forme per preservare le proprie radici.

Tra storia, cultura, personaggi e testimonianze, questo libro offre un percorso di conoscenza rivolto agli appassionati di storia, agli studiosi delle tradizioni popolari, ai discendenti delle comunità arbëreshë e a chiunque desideri scoprire un capitolo significativo del patrimonio culturale italiano.

Perché la storia degli arbëreshë non è soltanto quella di un popolo che ha lasciato la propria terra. È soprattutto la storia di un popolo che, pur vivendo per secoli lontano dalle proprie origini, non ha mai smesso di custodirne la memoria.

Maggiori informazioni su https://www.amazon.it/dp/B0HNP9HQG1 

lunedì 28 settembre 2026

L'alfabeto digitale

Ritengo sia molto importante iniziare a far familiarizzare i bambini con la tecnologia digitale ed apprenderne le basi giocando in modo da accompagnare i più piccoli nelle varie fasi della crescita, favorendo la concentrazione, la coordinazione mano-occhio e la libera espressione artistica attraverso un approccio visivo immediato, divertente e stimolante.

Ho trovato molto interessante la scelta di Easy & Smart Kids, una linea editoriale interamente dedicata ai più piccoli, nata per unire l'intrattenimento allo sviluppo cognitivo e motorio nell'infanzia, di creare diversi libri da colorare per bambini nella prima fase di apprendimento. Nello specifico, mi ha entusiasmato "L'alfabeto digitale", un libro da colorare perfetto per unire il divertimento della creatività al primo apprendimento dei concetti digitali.

Questo album è stato pensato specificamente per la fascia d'età 5-8 anni. Attraverso illustrazioni chiare, simpatiche e con tratti ben definiti, i bambini potranno familiarizzare con le lettere dell'alfabeto e scoprire i termini del mondo moderno in modo semplice, visivo e stimolante.

Se volete approfondire la questione, potete seguire i link seguenti, dove troverete maggiori informazioni:

https://www.amazon.it/dp/B0HKXB4SVL
https://easysmartkids.blogspot.com/2026/09/lalfabeto-digitale.html

giovedì 27 agosto 2026

Viaggio nelle tecniche di comunicazione segreta antica e moderna

Guida illustrata alla steganografia e al cyber-spionaggio per ragazzi da 13 a 17 anni

Dopo lo straordinario successo del libro “La steganografia da Erodoto a Bin Laden”, ho pensato ad una nuova avventura digitale sulla steganografia, pensata stavolta per i giovani esperti di domani, e adatto anche ad adulti neofiti. 

Rispetto al lavoro precedente, questa guida adotta un approccio ancora più chiaro, descrittivo e accessibile. Si tratta di un vero e proprio viaggio pratico ricchissimo di immagini chiarificatrici, schemi visivi ed esempi calati nella vita di tutti i giorni, pensato per guidare il lettore passo dopo passo alla scoperta dei segreti della scrittura nascosta senza mai perdersi in tecnicismi oscuri.

In questo libro non ti limiterai a leggere storie di spie del passato, ma intraprenderai un vero e proprio viaggio operativo. Scoprirai come una tecnica nata nell'antica Grecia sia diventata una delle armi digitali più potenti (e a volte pericolose) del mondo moderno.

Il nostro viaggio parte da lontano. Vedremo come le antiche civiltà nascondevano segreti nei modi più incredibili:

  • Messaggi incisi sulla testa rasata di uno schiavo, aspettando che i capelli ricrescessero per farlo passare inosservato tra le file nemiche.
  • Tavolette di legno coperte di cera o striscioline di seta inghiottite dai messaggeri imperatori in Cina.
  • Inchiostri invisibili capaci di comparire solo se scaldati dal fuoco, acrostici poetici e geniali griglie di cartone inventate nel Rinascimento per filtrare le lettere di un testo.

Ma non ci fermeremo alla storia. Arriveremo fino ai giorni nostri, scoprendo come persino l'intelligence moderna e organizzazioni criminali abbiano usato la steganografia digitale per pianificare operazioni nell'ombra senza lasciare alcuna traccia apparente sul web.

La parte più entusiasmante del libro comincia quando la storia lascia il posto al digitale. Oggi il terreno di caccia della steganografia sono i file che usi tutti i giorni, che sono immagini, brani musicali e persino video.

Infine, indosserai i panni dell'investigatore digitale. Analizzeremo il campo della stegoanalisi e del computer forensics, ossia le tecniche usate dagli esperti di cybersecurity per scovare i file modificati, proteggere il copyright delle opere digitali con il watermarking e salvare vite umane applicando la steganografia nel settore medico.

Maggiori informazioni le trovate su https://www.amazon.it/dp/B0HGMZDQN7 

sabato 22 agosto 2026

Dall’incomprensibile intimità della poesia all’invasione dell’IA che contamina la scrittura umana, dai libri agli articoli fino ai post sui social

Un tema che farà sicuramente discutere e, forse, anche storcere qualche naso. Ho provato a dire la mia, senza troppi giri di parole, sull’uso dell’IA nella scrittura e sul confine sempre più sottile tra creatività umana e parole generate da un algoritmo. Se avete qualche minuto, leggetelo.

Premetto che la poesia, in generale, non mi fa impazzire. È un territorio talmente personale e intimo che, in fin dei conti, solo chi l’ha scritta la comprende davvero fino in fondo. Gli altri si limitano a coglierne qualche frammento, sfiorandone la superficie senza mai afferrarne la vera essenza. Qualcuno si è scandalizzato quando ho paragonato la poesia al jazz, sostenendo che piace solo a chi lo suona. È una similitudine forte, ma rende benissimo l’idea di come la penso, pur facendomi apparire insensibile, quale non sono, e correndo il rischio di risultare impopolare pur di esprimere con sincerità il mio pensiero.

Se però molte liriche del passato mantengono un valore indiscutibile, capace di far riflettere e muovere il pensiero, oggigiorno la situazione è cambiata radicalmente. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, l’impronta personale si sta inesorabilmente perdendo. Poesie, romanzi e perfino i banali post sui social non sono più l’espressione autentica dell’anima umana, ma sono solo simulacri, idee di massima confezionate da un algoritmo a partire da un’indicazione sommaria.

Per chi legge con attenzione e sa cogliere le sfumature, e soprattutto per chi usa l’IA come semplice supporto al lavoro creativo e non come sostituto del cervello, il trucco salta subito all’occhio. Il modus operandi delle principali piattaforme è sempre lo stesso, ed è quello di evitare la complessità strutturata, il lessico forbito e il ragionamento articolato, rifugiandosi in una continua schematizzazione. Il segnale spia? L’uso sistematico dei due punti (:) messi lì per introdurre elenchi puntati o liste di concetti. Se trovate un testo infarcito di questa struttura, c’è quasi certamente lo zampino dell'algoritmo.

Un altro marchio di fabbrica è l’uso spropositato del trattino lungo (—) al posto delle virgole o dei parentetici, una convenzione tipica della punteggiatura anglosassone ma desueta nella tradizione sintattica italiana, soprattutto come sostituto della virgola. In genere serve principalmente per introdurre il discorso diretto nei dialoghi (al posto delle virgolette) oppure per isolare un inciso all'interno di una frase (in alternativa a parentesi), cosa che comunque prima dell’introduzione dell’IA era raro vedere negli scritti.

Eppure, molti sedicenti autori sono talmente pigri da copiare e incollare il testo generato dall’IA senza nemmeno rileggerlo. Si vedono orrori del genere negli articoli di giornale e persino nei libri di improbabili scrittori emergenti che non si prendono nemmeno la briga di fare un minimo di editing per "umanizzare" i propri scritti.

A questi indizi si aggiungono altri elementi inconfondibili:

  • L’abuso di metafore trite e stucchevoli, come i soliti richiami al "mosaico", all'"eco", al "faro nella notte" o al "viaggio intrapreso", usati per dare un falso tono poetico a concetti del tutto vuoti.
  • Una struttura ripetitiva e prevedibile, che tende a chiudere ogni strofa o paragrafo con una morale consolatoria, un riassunto ad effetto o una frase adatta a una cartolina motivazionale.
  • L’assenza totale di imperfezione e di ritmo biologico, in cui il testo risulta leccato, privo di quelle sbavature, di quei cambi di registro o di quelle asperità che caratterizzano la vera scrittura umana.

In conclusione, l’intelligenza artificiale non ha ucciso la scrittura, ma la sta inquinando, sommergendola di immondizia digitale e mettendo a nudo la pigrizia di chi la usa. Generare parole a costo zero non significa creare cultura o esprimere un sentimento. Quando deleghiamo all’algoritmo persino l’intimità di un pensiero o la fragilità di una poesia, finiamo per offuscare la linea di confine tra la vera voce dell'anima e una simulazione sintetica, rendendo sempre più difficile distinguere un'opera autenticamente umana da un artefatto artificiale. In questo modo, non stiamo producendo arte, ma stiamo solo affollando il mondo di rumore digitale. È tempo di riappropriarci della nostra umanità, tornando a sporcarci le mani con la scrittura e a prenderci la responsabilità delle nostre parole. Solo restituendo agli scritti il peso imperfetto, unico e viscerale della nostra personalità potremo salvaguardare ciò che ci rende davvero umani.

Nota: Non per fare della facile ironia, ma questo articolo l’ho scritto io, di mio pugno, senza alcun ausilio dell’IA. L’immagine, invece, è stata creata con l’IA. Ed è proprio questo, a mio avviso, l’uso che dovremmo fare dell’intelligenza artificiale, uno strumento al servizio dell’Uomo, non un sostituto dell’Uomo.

[Nicola Antonio Roberto Amato]

venerdì 21 agosto 2026

Alcune informazioni su Nicola Antonio Roberto Amato

𝑀𝑜𝑙𝑡𝑖 miei 𝑓𝑜𝑙𝑙𝑜𝑤𝑒𝑟 𝑚𝑖 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑟𝑖 𝑖𝑛𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑠𝑢 𝑑𝑖 𝑚𝑒. 𝑆𝑒𝑏𝑏𝑒𝑛𝑒 𝑠𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑟𝑒𝑝𝑒𝑟𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖 𝑖𝑛 𝑔𝑖𝑟𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑤𝑒𝑏, 𝑟𝑖𝑡𝑒𝑛𝑔𝑜 𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑜 𝑒 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑜 𝑙𝑒 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐ℎ𝑖 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑞𝑢𝑖, 𝑠𝑢 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑝𝑎𝑔𝑖𝑛𝑎:

𝑫𝒂𝒍 𝒑𝒖𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒗𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆, sono curioso, colto, attento osservatore di tutto ciò che mi circonda, altruista, generoso, pacato, ascoltatore da competizione, gentleman, i più attenti dicono anche ironico e arguto, alcuni azzardano persino a dire intelligente.

𝑷𝒆𝒓 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒏𝒄𝒆𝒓𝒏𝒆 𝒍𝒆 𝒂𝒕𝒕𝒊𝒗𝒊𝒕𝒂̀ 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒆𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒊, sono un professionista con una consolidata esperienza internazionale, avendo lavorato per anni con organizzazioni nazionali e internazionali, sia in Italia sia all’estero, in particolare nell’ambito delle tecnologie della comunicazione. Sono inoltre abilitato come Mediatore Giuridico presso la Camera di Mediazione Nazionale.

𝑷𝒆𝒓 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒓𝒊𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒂 𝒍𝒂 𝒅𝒐𝒄𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒖𝒏𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒊𝒕𝒂𝒓𝒊𝒂, sono stato per qualche anno docente con lezioni in presenza presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università dell’Insubria di Varese. Ho tenuto inoltre negli anni passati cicli seminariali di lezioni presso l’Accademia Militare di Modena e presso l’Università degli Studi di Trento. Ho poi insegnato online, in modalità asincrona, gli ultimi otto anni fino al 2025 presso la Facoltà di Scienze dell’Informazione dell’Università di Alberta in Canada. Sono stato inoltre docente e istruttore presso vari organismi della NATO.

𝑰𝒏𝒇𝒊𝒏𝒆, 𝒎𝒊 𝒐𝒄𝒄𝒖𝒑𝒐 𝒂𝒕𝒕𝒊𝒗𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒅𝒊 𝒅𝒊𝒗𝒖𝒍𝒈𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒔𝒄𝒊𝒆𝒏𝒕𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂, e a tal proposito sono socio di alcune associazioni che si occupano di promozione della crittografia e della diffusione della cultura cyber e delle nuove tecnologie.

𝑫𝒂𝒍 𝒑𝒖𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒗𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒆𝒅𝒊𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂𝒍𝒆, infine, sono uno scrittore di romanzi e saggi, che pubblica costantemente da oltre vent’anni, e sono autore di diverse pubblicazioni scientifiche su piattaforme specializzate.
Mi sono distinto in diversi concorsi letterari in cui ho partecipato, tra cui:
• Il romanzo "Il segreto del castello di Copernico" è stato tra i finalisti del premio internazionale di letteratura Tulliola nel 2011.
• Il romanzo "Il segreto del castello di Copernico" ha ricevuto una medaglia tra i finalisti della sezione narrativa edita nella 29ª edizione del Premio Letterario Città di Cava de’ Tirreni 2012.
• Per il romanzo “Un amore contrastato” ho ricevuto nel 2022 una menzione di merito al Secondo Premio Letterario Internazionale Dostoevskij.
• Sono risultato inoltre finalista con il romanzo “Il mistero del tesoro nascosto” al concorso letterario nazionale Argentario 2022 e Premio Caravaggio.
• Infine, nel 2023 sono stato finalista nella sezione Narrativa al IX Premio Internazionale Salvatore Quasimodo con il romanzo “Miracoli umani”.
Nel 2025 ho ricevuto il Premio Luigi Giura per il mio impegno nella valorizzazione culturale della Basilicata, anche a seguito dei miei ultimi due libri: l’uno incentrato sul complesso fenomeno del brigantaggio postunitario in Basilicata, e l’altro su Luigi Giura, ingegnere del Regno delle Due Sicilie che ha progettato opere colossali come il ponte sospeso in ferro sul fiume Garigliano, unicum architettonico per quell’epoca.

giovedì 20 agosto 2026

Intervista sul mensile Info Vulture

Condivido con vero piacere l'intervista rilasciata al giornalista Emilio D'andrea per la testata Info Vulture - A tutta pagina, mensile di informazione e cultura dell'area nord della Basilicata, che ringrazio di cuore per questa piacevole e stimolante intervista, e per lo spazio e l'attenzione dedicatami.  

È stata un'ottima occasione per riflettere insieme su argomenti centrali del presente e del futuro, dall'impatto dell'Intelligenza Artificiale e dell'etica della comunicazione, fino all'importanza della memoria storica e del legame indissolubile con le mie radici lucane, che continua a essere fonte costante di ispirazione per le mie opere.

lunedì 17 agosto 2026

La gloriosa epopea delle “Lance Albanesi” di Maschito riemerge dagli Archivi

Ci sono momenti in cui il tempo sembra piegarsi, azzerando i secoli e restituendoci l'eco ruggente di gesta eroiche che credevamo perdute per sempre. È esattamente ciò che è accaduto tra gli scaffali silenziosi dell’Archivio di Stato di Potenza, dove una straordinaria e appassionata ricerca guidata dall'amore per la propria terra ha riportato alla luce una pagina epica e sconvolgente di storia: il mito guerriero delle “Lance Albanesi” di Maschito.

Protagonista di questa clamorosa scoperta d’archivio è Antonio Piacentini, infaticabile e brillante ricercatore indipendente di Barile. Spulciando con pazienza certosina tra i fitti volumi e i protocolli notarili del Settecento, Piacentini si è imbattuto in un imponente e preziosissimo fascicolo risalente al 1778.

Ciò che ha stretto tra le mani non era un semplice documento burocratico, ma un vero e proprio scrigno del tempo: la trascrizione fedele di ben undici fedi d’arme del Cinquecento, certificate e vidimate nel 1608 dalla solenne Regia Camera della Gran Corte della Vicaria di Napoli. Un vero e proprio shock storiografico che riscrive l'epopea e il ruolo militare della comunità Arbëreshë di Maschito e dell'intero territorio del Vulture-Melfese!

Dai fogli ingialliti riaffiora con prepotenza la saga della famiglia Manes, capostipite e guida carismatica dell'élite cavalleresca di Maschito. Non semplici soldati, ma veri e propri condottieri, leader incontestati delle famigerate Lance Albanesi.

Attraverso i documenti originali risuonano i nomi dei campi di battaglia più sanguinosi ed epici del Cinquecento europeo:

  • Il coraggio dei tre fratelli Manes: il Capitano Lazaro, il Tenente Bitri e il Luogotenente Mercurio, che guidarono le cariche di cavalleria leggera nei teatri di guerra più ostili del continente.
  • Le gesta nei domini spagnoli e nelle Fiandre, dove la determinazione e l'audacia della cavalleria italo-albanese si guadagnarono la stima incondizionata dei monarchi e dei viceré.
  • Le attestazioni ufficiali di valore, che testimoniano come queste unità non fossero milizie improvvisate, bensì truppe d'élite temute e rispettate sui campi di battaglia di tutta Europa.

Questa scoperta non rappresenta soltanto una vittoria per la ricerca storica locale, ma una vibrante e commovente rivendicazione d'identità. La comunità Arbëreshë di Maschito, arrivata nel XVI secolo sulle colline lucane portando con sé lingua, riti e tradizioni, trova oggi nelle pagine ritrovate da Piacentini il riconoscimento del proprio ruolo di primo piano nella storia militare del Rinascimento mediterraneo ed europeo.

Grazie alla passione, alla dedizione e alla perseveranza di chi non smette mai di interrogare il passato, una storia di coraggio, acciaio e onore torna finalmente a brillare con la forza e la dignità che merita. Le Lance Albanesi di Maschito non sono più soltanto una leggenda, ma una realtà scolpita nell'inchiostro della Storia!

[Nicola Antonio Roberto Amato]