Un thriller di mistero e occulto tra gravidanze impossibili, antichi rituali e segreti demoniaci
La levatrice e gli orrori del monastero, un altro straordinario thriller di mistero ed occulto.
Scrivere per passione, scrivere per comunicare. Qui trovate le informazioni sui miei lavori letterari.
La levatrice e gli orrori del monastero, un altro straordinario thriller di mistero ed occulto.
Una storia di coraggio, resistenza e identità. Un viaggio attraverso cinque secoli di memoria, tradizioni e appartenenza.
Un'attenzione particolare è dedicata alla Basilicata,
dove le comunità di Barile, Ginestra, Maschito, San Costantino Albanese e San
Paolo Albanese rappresentano ancora oggi preziose testimonianze di questo
patrimonio. Attraverso la loro storia, le tradizioni religiose, la lingua, le
feste e le usanze popolari, il lettore scoprirà come un'identità nata lontano
dall'Italia sia riuscita a sopravvivere, trasformarsi e tramandarsi di
generazione in generazione.
Ma questo non è soltanto un libro sul passato. È anche una
riflessione sul presente e sul futuro di una cultura che affronta le sfide
della modernità, dello spopolamento e della globalizzazione, cercando nuove
forme per preservare le proprie radici.
Tra storia, cultura, personaggi e testimonianze, questo
libro offre un percorso di conoscenza rivolto agli appassionati di storia,
agli studiosi delle tradizioni popolari, ai discendenti delle comunità
arbëreshë e a chiunque desideri scoprire un capitolo significativo del patrimonio
culturale italiano.
Ritengo sia molto importante iniziare a far familiarizzare i bambini con la tecnologia digitale ed apprenderne le basi giocando in modo da accompagnare i più piccoli nelle varie fasi della crescita, favorendo la concentrazione, la coordinazione mano-occhio e la libera espressione artistica attraverso un approccio visivo immediato, divertente e stimolante.
Questo album è stato pensato specificamente per la fascia d'età 5-8 anni. Attraverso illustrazioni chiare, simpatiche e con tratti ben definiti, i bambini potranno familiarizzare con le lettere dell'alfabeto e scoprire i termini del mondo moderno in modo semplice, visivo e stimolante.
Se volete approfondire la questione, potete seguire i link seguenti, dove troverete maggiori informazioni:
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https://easysmartkids.blogspot.com/2026/09/lalfabeto-digitale.html
Rispetto al lavoro precedente, questa guida adotta un approccio ancora più chiaro, descrittivo e accessibile. Si tratta di un vero e proprio viaggio pratico ricchissimo di immagini chiarificatrici, schemi visivi ed esempi calati nella vita di tutti i giorni, pensato per guidare il lettore passo dopo passo alla scoperta dei segreti della scrittura nascosta senza mai perdersi in tecnicismi oscuri.
In questo libro non ti limiterai a leggere storie di spie del passato, ma intraprenderai un vero e proprio viaggio operativo. Scoprirai come una tecnica nata nell'antica Grecia sia diventata una delle armi digitali più potenti (e a volte pericolose) del mondo moderno.
Il nostro viaggio parte da lontano. Vedremo come le antiche civiltà nascondevano segreti nei modi più incredibili:
Ma non ci fermeremo alla storia. Arriveremo fino ai giorni nostri, scoprendo come persino l'intelligence moderna e organizzazioni criminali abbiano usato la steganografia digitale per pianificare operazioni nell'ombra senza lasciare alcuna traccia apparente sul web.
La parte più entusiasmante del libro comincia quando la storia lascia il posto al digitale. Oggi il terreno di caccia della steganografia sono i file che usi tutti i giorni, che sono immagini, brani musicali e persino video.
Infine, indosserai i panni dell'investigatore digitale. Analizzeremo il campo della stegoanalisi e del computer forensics, ossia le tecniche usate dagli esperti di cybersecurity per scovare i file modificati, proteggere il copyright delle opere digitali con il watermarking e salvare vite umane applicando la steganografia nel settore medico.
Premetto che la poesia, in generale, non mi fa impazzire. È
un territorio talmente personale e intimo che, in fin dei conti, solo chi l’ha
scritta la comprende davvero fino in fondo. Gli altri si limitano a coglierne
qualche frammento, sfiorandone la superficie senza mai afferrarne la vera
essenza. Qualcuno si è scandalizzato quando ho paragonato la poesia al jazz, sostenendo che piace solo a chi lo suona. È una similitudine forte, ma rende benissimo l’idea di come la penso, pur facendomi apparire insensibile, quale non sono, e correndo il rischio di risultare impopolare pur di esprimere con sincerità il mio pensiero.
Se però molte liriche del passato mantengono un valore
indiscutibile, capace di far riflettere e muovere il pensiero, oggigiorno la
situazione è cambiata radicalmente. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale,
l’impronta personale si sta inesorabilmente perdendo. Poesie, romanzi e perfino
i banali post sui social non sono più l’espressione autentica dell’anima umana,
ma sono solo simulacri, idee di massima confezionate da un algoritmo a partire
da un’indicazione sommaria.
Per chi legge con attenzione e sa cogliere le sfumature, e
soprattutto per chi usa l’IA come semplice supporto al lavoro creativo e non
come sostituto del cervello, il trucco salta subito all’occhio. Il modus
operandi delle principali piattaforme è sempre lo stesso, ed è quello di evitare
la complessità strutturata, il lessico forbito e il ragionamento articolato,
rifugiandosi in una continua schematizzazione. Il segnale spia? L’uso
sistematico dei due punti (:) messi lì per introdurre elenchi puntati o liste
di concetti. Se trovate un testo infarcito di questa struttura, c’è quasi
certamente lo zampino dell'algoritmo.
Un altro marchio di fabbrica è l’uso spropositato del
trattino lungo (—) al posto delle virgole o dei parentetici, una convenzione
tipica della punteggiatura anglosassone ma desueta nella tradizione sintattica
italiana, soprattutto come sostituto della virgola. In genere serve
principalmente per introdurre il discorso diretto nei dialoghi (al posto delle
virgolette) oppure per isolare un inciso all'interno di una frase (in
alternativa a parentesi), cosa che comunque prima dell’introduzione dell’IA era
raro vedere negli scritti.
Eppure, molti sedicenti autori sono talmente pigri da
copiare e incollare il testo generato dall’IA senza nemmeno rileggerlo. Si
vedono orrori del genere negli articoli di giornale e persino nei libri di
improbabili scrittori emergenti che non si prendono nemmeno la briga di fare un
minimo di editing per "umanizzare" i propri scritti.
A questi indizi si aggiungono altri elementi inconfondibili:
In conclusione, l’intelligenza artificiale non ha ucciso la
scrittura, ma la sta inquinando, sommergendola di immondizia digitale e
mettendo a nudo la pigrizia di chi la usa. Generare parole a costo zero non
significa creare cultura o esprimere un sentimento. Quando deleghiamo
all’algoritmo persino l’intimità di un pensiero o la fragilità di una poesia,
finiamo per offuscare la linea di confine tra la vera voce dell'anima e una
simulazione sintetica, rendendo sempre più difficile distinguere un'opera
autenticamente umana da un artefatto artificiale. In questo modo, non stiamo
producendo arte, ma stiamo solo affollando il mondo di rumore digitale. È tempo
di riappropriarci della nostra umanità, tornando a sporcarci le mani con la
scrittura e a prenderci la responsabilità delle nostre parole. Solo restituendo
agli scritti il peso imperfetto, unico e viscerale della nostra personalità
potremo salvaguardare ciò che ci rende davvero umani.
Nota: Non
per fare della facile ironia, ma questo articolo l’ho scritto io, di mio pugno,
senza alcun ausilio dell’IA. L’immagine, invece, è stata creata con l’IA. Ed è
proprio questo, a mio avviso, l’uso che dovremmo fare dell’intelligenza
artificiale, uno strumento al servizio
dell’Uomo, non un sostituto dell’Uomo.
[Nicola Antonio Roberto Amato]
Condivido con vero piacere l'intervista rilasciata al giornalista Emilio D'andrea per la testata Info Vulture - A tutta pagina, mensile di informazione e cultura dell'area nord della Basilicata, che ringrazio di cuore per questa piacevole e stimolante intervista, e per lo spazio e l'attenzione dedicatami.
È stata un'ottima occasione per riflettere insieme su argomenti centrali del presente e del futuro, dall'impatto dell'Intelligenza Artificiale e dell'etica della comunicazione, fino all'importanza della memoria storica e del legame indissolubile con le mie radici lucane, che continua a essere fonte costante di ispirazione per le mie opere.
Protagonista di questa clamorosa scoperta d’archivio è Antonio Piacentini, infaticabile e
brillante ricercatore indipendente di Barile. Spulciando con pazienza certosina
tra i fitti volumi e i protocolli notarili del Settecento, Piacentini si è
imbattuto in un imponente e preziosissimo fascicolo risalente al 1778.
Ciò che ha stretto tra le mani non era un semplice documento
burocratico, ma un vero e proprio scrigno del tempo: la trascrizione fedele di
ben undici fedi d’arme del Cinquecento,
certificate e vidimate nel 1608 dalla solenne Regia Camera della Gran Corte
della Vicaria di Napoli. Un vero e proprio shock storiografico che riscrive
l'epopea e il ruolo militare della comunità Arbëreshë di Maschito e dell'intero territorio del Vulture-Melfese!
Dai fogli ingialliti riaffiora con prepotenza la saga della famiglia Manes, capostipite e guida
carismatica dell'élite cavalleresca di Maschito. Non semplici soldati, ma veri
e propri condottieri, leader incontestati delle famigerate Lance Albanesi.
Attraverso i documenti originali risuonano i nomi dei campi
di battaglia più sanguinosi ed epici del Cinquecento europeo:
Questa scoperta non rappresenta soltanto una vittoria per la
ricerca storica locale, ma una vibrante e commovente rivendicazione d'identità.
La comunità Arbëreshë di Maschito, arrivata nel XVI secolo sulle colline lucane
portando con sé lingua, riti e tradizioni, trova oggi nelle pagine ritrovate da
Piacentini il riconoscimento del proprio ruolo di primo piano nella storia
militare del Rinascimento mediterraneo ed europeo.
Grazie alla passione, alla dedizione e alla perseveranza di
chi non smette mai di interrogare il passato, una storia di coraggio, acciaio e
onore torna finalmente a brillare con la forza e la dignità che merita. Le Lance
Albanesi di Maschito non sono più soltanto una leggenda, ma una realtà
scolpita nell'inchiostro della Storia!
[Nicola Antonio
Roberto Amato]
Il termine steganografia si riferisce ad una tecnica elusiva della comunicazione che ha origini molto antiche. Si tratta dell'insieme delle tecniche che consente a due o più persone di comunicare tra loro in modo tale da nascondere l'esistenza della comunicazione agli occhi di un eventuale osservatore. La steganografia dunque è l’arte di nascondere un messaggio all’interno di un contenitore o vettore, in apparenza insospettabile, così da rendere non tanto la decodifica del contenuto difficoltosa come avviene per la crittografia, quanto pressoché impossibile la sua stessa identificazione.
La steganografia sostitutiva è senz'altro la tecnica
steganografica moderna più diffusa, tanto che spesso quando si parla di
steganografia ci si riferisce implicitamente a quella di questo tipo. Alla base
di questa tecnica c'è un'osservazione: la maggior parte dei canali di
comunicazione (linee telefoniche, trasmissioni radio, etc.) trasmettono segnali
che sono sempre accompagnati da qualche tipo di rumore o disturbo. In genere è
definito rumore quel fruscio di sottofondo che sentiamo in audio, oppure il
classico effetto neve di alcune immagini. Questo rumore può essere sostituito
da un segnale, il messaggio segreto, che è stato trasformato in modo tale che,
a meno di conoscere una chiave segreta, è indistinguibile dal rumore vero e
proprio, e quindi può essere trasmesso senza destare sospetti.
Il formato immagine GIF è uno dei tanti contenitori che ben si presta per inserire al suo interno un altro file o messaggio segreto. Il GIF fa uso di una palette di colori, vale a dire un sottoinsieme di colori prestabilito. I pixel che formano l’immagine possono assumere uno dei colori della palette. Questo si traduce in una grossa economia di rappresentazione del file, visto che ogni pixel può essere rappresentato semplicemente da un puntatore ad un colore della palette.
Sino a poco tempo fa si pensava fosse alquanto improbabile fare della steganografia utilizzando come contenitori i file immagine GIF. Questo non solo per le evidenti difficoltà dovute al fatto che questo tipo di file è compresso in maniera pesante col metodo LZW e, soprattutto, per le ridotte dimensioni del file, ma anche per la sua particolare struttura interna. Le tecnologie moderne, invece, hanno fatto sì che venissero implementati dei software “ad hoc” capaci di steganografare dei file all’interno di immagini in formato GIF.
Per meglio comprendere, però, come sia possibile utilizzare
un file GIF come contenitore, si rende necessario spendere due parole per
spiegare com’è strutturato al suo interno un file GIF. Lo faremo banalizzando
un po’ la spiegazione dei contenuti, rendendoli molto chiari e fruibili da
chiunque, anche dai neofiti della materia. Ciò ci aiuterà a capire meglio come
opera un algoritmo steganografico all’interno di un file GIF.
Sappiamo che un file GIF è un tipo di immagine che occupa
poco spazio sul disco in quanto è a bassa risoluzione grafica, dato l’utilizzo
di massimo 256 colori.
Se prendiamo un GIF, quello che vediamo noi è solo la crosta
superficiale dell’immagine, mentre sotto tale crosta c’è una palette di 256
colori. Immaginiamo ora la rappresentazione di una fotografia digitale di un
prato verde che contrasta un cielo azzurro. Sotto l’immagine di questo
paesaggio che noi vediamo c’è una griglia con 256 caselle, contenenti
altrettanti colori, che noi, però, non vediamo. Affinché sia possibile
visualizzare nell’immagine il colore verde del prato, in corrispondenza della
casella contenente il colore verde c’è posizionato un puntatore che indica che
in una data posizione della crosta superficiale che noi vediamo ci sono dei
pixel colorati di verde che corrispondono al prato. Lo stesso dicasi per il
cielo: in corrispondenza del cielo azzurro rappresentato nell’immagine, nella
parte sottostante che noi non vediamo, ma che ospita la palette dei colori, un
altro puntatore è posizionato sulla casella del colore azzurro, il quale ci
consente di visualizzare il cielo dell’immagine in questione.
In definitiva, tutti i colori rappresentati nell’immagine
che noi vediamo, derivano dal fatto che all’interno dell’immagine stessa ci
sono altrettanti puntatori posizionati su tutti i colori utilizzati in
quell’immagine.
Come operano allora i
software steganografici nei file GIF?
Dal momento che non tutti i 256 colori a disposizione
vengono effettivamente utilizzati, anzi, in genere non si va oltre la metà, e
tenendo in considerazione che la palette dei colori è comunque formata da 256
caselle a prescindere dai colori utilizzati, i software steganografici che si
occupano di immagini GIF operano in una maniera semplicissima e, per certi
versi, disarmante. Tenendo come esempio ancora l’immagine del paesaggio col
prato verde ed il cielo azzurro, l’algoritmo steganografico opera nel seguente
modo.
Prende possesso di una casella contenente un colore
qualsiasi che non è stato utilizzato nell’immagine e vi inserisce al suo
interno un colore verde identico a quello rappresentato dal prato, iniettando
però al suo interno un “pezzettino” del file segreto che si vuole
steganografare. Prende poi il puntatore che era posizionato sul colore verde
originale e lo sposta sul nuovo colore verde nel cui interno è stato nascosto
qualche bit del file segreto. Continua poi ad operare in questo modo con
l’azzurro del cielo e con tutti gli altri colori utilizzati per rappresentare
l’immagine in questione.
Il risultato è sorprendente: messe a confronto, l’immagine
originale e quella manipolata dall’algoritmo steganografico, sono perfettamente
identiche, anche se sottoposte a zoom o screening approfondito. In compenso
però, nella nuova immagine si è riusciti ad iniettare un altro file,
naturalmente di dimensioni ridotte per rispettare il rapporto di 1 a 8 oppure 1
a 10 tra file contenitore e messaggio inserito, per salvaguardare l’integrità
dell’immagine stessa.
Come è facile intuire, partendo dai concetti di base della
steganografia, è facile estendere queste tecniche ai più svariati formati.
Oltre a numerosi applicativi per i formati più comuni BMP, WAV, JPEG, MP3, etc,
in Rete è possibile trovare tool steganografici per i formati più vari. In
particolare esistono programmi capaci di utilizzare addirittura file PDF e
HTML.
Se volete approfondire l’argomento della steganografia, vi
consiglio un libro chiaro e completo del
percorso storico e delle nuove tecniche steganografiche spiegate con
vari esempi applicativi e con l’utilizzo di software steganografici.
Il suo titolo è: “La
steganografia da Erodoto a Bin Laden: Viaggio attraverso le tecniche elusive
della comunicazione”, e lo trovate su https://www.amazon.it/dp/1520262221
Questa immagine riepilogativa illustra in modo semplice il
funzionamento della steganografia sostitutiva applicata ai file immagine GIF.
Il brigantaggio lucano postunitario continua ad accendere il dibattito: semplice criminalità o vera e propria resistenza? È una questione fondamentale che ho scelto di approfondire nel mio libro, affrontandola non solo sotto il profilo storico, ma anche da quello culturale.
Nel cuore della Basilicata, arrampicato sulle colline della Val d’Agri, San Martino d'Agri è uno di quei luoghi in cui la storia non è solo un ricordo, ma un’anima viva. Tra i suoi vicoli e la maestosità del Palazzo Baronale Sifola risalente al XVI secolo, si respira un passato ricco di tradizioni, fede ed eleganza architetturale. È un borgo che sa raccontare storie a chiunque si fermi ad ascoltare.
Ma c’è una verità che chi viaggia in Basilicata impara presto: la vera ricchezza di questa terra non risiede soltanto nei suoi paesaggi mozzafiato o nella sua storia millenaria. Risiede nell’anima dei lucani. L’ospitalità qui non è una semplice regola di cortesia o una strategia turistica; è un tratto genetico, un modo spontaneo di concepire il rapporto con l’altro. In Basilicata non si è mai semplici "turisti" o "ospiti di passaggio", ma si è persone da accogliere, sostenere e far sentire a casa.
A San Martino d’Agri, però, questa vocazione all'accoglienza
raggiunge un livello superiore.
Vivere San Martino d'Agri significa sperimentare un calore
umano che sorprende e commuove. È lo sguardo generoso di chi ti incontra per
strada, la disponibilità incondizionata, la cura attenta e mai invadente con
cui ogni abitante si assicura che tu ti senta parte della comunità. In ogni
sorriso, in ogni gesto e in ogni chiacchierata c’è il senso più autentico del
condividere.
Grazie di cuore a San Martino d’Agri e a tutta la sua gente
per avermi regalato un’esperienza che va ben oltre la semplice permanenza: un
vero e proprio abbraccio umano che porterò sempre con me.
Un viaggio nel tempo diretto al Cinquecento, alle radici profonde dell'anima Arbëreshë, quando il condottiero Lazzaro Mathes ottenne da Carlo V il diritto di rifondare Maschito per le sue milizie di stradioti.
La parola "Rethnes" (o Retnes) deriva dalla lingua Arbëreshë e richiama il concetto dell'assenso, dell'atto di autorizzazione concessa al Capitano Lazzaro Mathes. Ma nella tradizione locale, la parola "Rethnes" proviene dalla tradizione Arbëreshë e richiama il legame con le "redini" e la "cavalcata", simbolo dell'orgoglio equestre degli Stradioti. Rappresenta il ricordo indelebile dei condottieri albanesi che a cavallo riconquistarono la propria libertà e fondarono la nuova Maschito.
Un affascinante mosaico d'epoca in cui si intreccia la storia delle due fazioni storiche del borgo: i Cndrgnan (gli albanesi di Scutari) e i Majsor (i greci-coronei). Tra antiche rivalità ed esercitazioni militari, la fierezza di due anime distinte si fuso in un unico popolo pronto a giurare pace ed unione alla fontana Skanderbeg.
L’edizione di quest'anno si preannuncia straordinaria. Il centro cittadino risuonerà del ritmo dei tamburi imperiali e dello squillo chiaro delle chiarine. Tra cortei in abiti rinascimentali finemente decorati, la Compagnia d’Arme Capitano Lazzaro Mathes e il Corteo Storico Carlo V di S. Severo riporteranno in vita l'atmosfera imperiale e guerriera del Cinquecento, in una cornice curata nei minimi dettagli e arricchita dai contributi del Centro Culturale Internazionale “L. Einaudi” APS.
Non si tratta di una semplice manifestazione, ma dell'atto d'amore di un borgo che riscopre le sue origini, la sua lingua e la sua anima accogliente.
La Pro Loco di Maschito merita un enorme plauso per la cura magnifica e la passione impeccabile con cui, ogni anno, organizza e custodisce un evento così prezioso per l'intera comunità.
Segnate la data e l'orario in agenda: Giovedì 6 agosto 2026, ore 19:30. Maschito vi aspetta per vivere insieme la magia, il fascino e il sapore autentico della sua storia. Non fartelo raccontare!
Sono davvero grato all'Associazione Associazione Culturale Vincenzo Marinelli per l'invito a partecipare a questo evento come ospite.
L'11 agosto sarò a San Martino d'Agri (PZ) all'interno del salotto letterario "𝑃𝑎𝑒𝑠𝑖 𝑑𝑎 𝑣𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑜 𝑏𝑜𝑟𝑔ℎ𝑖 𝑑𝑎 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑡𝑎𝑟𝑒?". Sarà un confronto ad ampio raggio sul dualismo tra borgo e paese e su come far convivere queste due dimensioni; al suo interno porterò il mio contributo focalizzandomi sul potere straordinario che le parole hanno nel plasmare l'identità e la valorizzazione dei nostri territori. Vi aspetto!
L’opera, dal titolo “Luigi Giura, l’ingegnere lucano pioniere del rinnovamento tecnologico”, firmata da Nicola Amato, racconta il percorso umano e professionale di un visionario capace di lasciare un segno indelebile nella storia delle infrastrutture italiane...
Dalle sue origini a Maschito fino ai grandi progetti realizzati nel cuore dell’Italia dell’Ottocento, il libro ripercorre le tappe fondamentali della carriera di Giura, tra cui la progettazione del Ponte Real Ferdinando sul Garigliano, primo ponte sospeso in ferro d’Italia.
Continua a leggere l'articolo sul Giornale della Basilicata, al seguente link: https://giornaledellabasilicata.com/contenido/446/libro-luigi-giura-ingegnere-lucano
Maggiori informazioni su questo libro, invece, le trovate su:Il proverbio "Nessuno è profeta in patria" è una delle espressioni più conosciute della saggezza popolare, utilizzata per descrivere il fenomeno umano per cui una persona, pur essendo riconosciuta per il proprio valore altrove, non riesce ad ottenere lo stesso riconoscimento nel luogo dove è nata o cresciuta. Le sue radici affondano nei Vangeli, dove Gesù stesso lo pronuncia durante la sua visita a Nazareth, la sua città natale, per esprimere il disappunto nei confronti di coloro che, pur conoscendolo da sempre, non lo accettavano come profeta.
Nel corso dei secoli, questo detto ha assunto una valenza universale, applicabile non solo al contesto religioso, ma anche a molte altre situazioni in cui il talento, l’innovazione o la creatività di un individuo vengono ignorati o sottovalutati dalle persone che lo conoscono più da vicino. Il paradosso di chi non trova apprezzamento nel proprio ambiente familiare o sociale, mentre viene celebrato altrove, ha ispirato numerose riflessioni in ambito sociale, culturale e psicologico.
Questa difficoltà nel riconoscere il valore di chi ci è vicino trova una spiegazione chiara nelle dinamiche della psicologia sociale e cognitiva. Al centro del fenomeno vi è il bias di familiarità, un meccanismo per cui tendiamo a incasellare le persone in ruoli rigidi basati sul passato. Chi ha visto un individuo crescere, fare errori o semplicemente condurre una vita ordinaria fatica a sovrascrivere quell'immagine storica con una nuova identità di successo o di leadership. Subentra inoltre l'invidia sociale: il successo di un membro del proprio gruppo originario altera gli equilibri relazionali e costringe gli altri a confrontarsi con le proprie aspirazioni irrealizzate. Al contrario, lo "straniero" beneficia del fascino dell'esotico e dell'ignoto, venendo giudicato esclusivamente per le sue competenze attuali, privo del fardello dei suoi trascorsi giovanili o privati.
Nell'era contemporanea, questo paradosso ha trovato una cassa di risonanza inedita nei social media, che hanno ridefinito il concetto stesso di "patria" e di "altrove".
In definitiva, l’avvento del digitale non ha scardinato questa resistenza antropologica, ma ne ha accelerato i processi. Il paradosso di chi non viene compreso dalle proprie origini trova oggi una risoluzione non più nella distanza fisica, ma nella portata dei network globali. Solo quando il valore individuale viene filtrato, validato e rispedito al mittente da un pubblico esterno, la comunità d'appartenenza cede all'evidenza. Il riconoscimento nella propria terra si trasforma così nell'ultimo tassello di un percorso che, oggi come un tempo, richiede necessariamente di guardare oltre i confini di casa per essere pienamente compreso.
[© Nicola Amato]
Nell'ambito del ciclo di brevi video lezioni sulla steganografia dall’antichità al mondo digitale, vedremo in questo video lo straordinario utilizzo della steganografia nelle immagini, ma anche negli audio e nei video, da parte di Al Qaeda e Bin Laden.
Maggiori informazioni su questo argomento e sulla steganografia in generale le puoi trovare sul libro di Nicola Amato, autore di questo video, dal titolo La steganografia da Erodoto a Bin Laden: Viaggio attraverso le tecniche elusive della comunicazione, accedendo al link: www.amazon.it/dp/1520262221
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Nell'ambito del ciclo di brevi video lezioni sulla steganografia dall’antichità al mondo digitale, vedremo in questo video che cos’è la steganografia e le differenze con la crittografia.
Guarda il video qui 👇
🎬 Si parte! Online il video introduttivo del nuovo canale.
Vuoi sapere cosa ti aspetta in questo viaggio alla scoperta dei messaggi segreti e dell'arte di nascondere le informazioni?
In questo primo video facciamo il punto della situazione:
📌 Il sommario: tutti i temi e le tappe storiche che esploreremo, dall'antichità al digitale.
👨🏫 Chi sono: una breve presentazione del docente e del percorso che ci ha portato a questo progetto.
📌Cos'è la Steganografia: un primo assaggio di questa disciplina affascinante (e perché è diversa dalla crittografia).
Il video dura pochi minuti ed è il perfetto punto di partenza prima di entrare nel vivo dei contenuti.
Guarda l'introduzione qui 👇
Parte oggi un nuovo progetto video interamente dedicato alla Steganografia: un viaggio affascinante che spazia dai messaggi segreti dell'antichità fino alle più moderne e insospettabili tecniche di occultamento all'interno del mondo digitale.
Sono stato nominato membro del comitato scientifico della 𝐂𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐈𝐂𝐈𝐋𝐋𝐏 𝟐𝟎𝟐𝟔 (𝐼𝑛𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑓𝑒𝑟𝑒𝑛𝑐𝑒 𝑜𝑛 𝐼𝑛𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙 𝐿𝑎𝑤 𝑎𝑛𝑑 𝐿𝑒𝑔𝑎𝑙 𝑃𝑜𝑙𝑖𝑐𝑖𝑒𝑠), con il compito di valutare e selezionare i contributi scientifici per garantire l'alto livello accademico dell'evento.
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