lunedì 17 agosto 2026

La gloriosa epopea delle “Lance Albanesi” di Maschito riemerge dagli Archivi

Ci sono momenti in cui il tempo sembra piegarsi, azzerando i secoli e restituendoci l'eco ruggente di gesta eroiche che credevamo perdute per sempre. È esattamente ciò che è accaduto tra gli scaffali silenziosi dell’Archivio di Stato di Potenza, dove una straordinaria e appassionata ricerca guidata dall'amore per la propria terra ha riportato alla luce una pagina epica e sconvolgente di storia: il mito guerriero delle Lance Albanesi” di Maschito.

Protagonista di questa clamorosa scoperta d’archivio è Antonio Piacentini, infaticabile e brillante ricercatore indipendente di Barile. Spulciando con pazienza certosina tra i fitti volumi e i protocolli notarili del Settecento, Piacentini si è imbattuto in un imponente e preziosissimo fascicolo risalente al 1778.

Ciò che ha stretto tra le mani non era un semplice documento burocratico, ma un vero e proprio scrigno del tempo: la trascrizione fedele di ben undici fedi d’arme del Cinquecento, certificate e vidimate nel 1608 dalla solenne Regia Camera della Gran Corte della Vicaria di Napoli. Un vero e proprio shock storiografico che riscrive l'epopea e il ruolo militare della comunità Arbëreshë di Maschito e dell'intero territorio del Vulture-Melfese!

Dai fogli ingialliti riaffiora con prepotenza la saga della famiglia Manes, capostipite e guida carismatica dell'élite cavalleresca di Maschito. Non semplici soldati, ma veri e propri condottieri, leader incontestati delle famigerate Lance Albanesi.

Attraverso i documenti originali risuonano i nomi dei campi di battaglia più sanguinosi ed epici del Cinquecento europeo:

  • Il coraggio di Demetrio e Giovanni Manes, che guidarono le cariche di cavalleria leggera nei teatri di guerra più ostili del continente.
  • Le gesta nei domini spagnoli e nelle Fiandre, dove la determinazione e l'audacia della cavalleria italo-albanese si guadagnarono la stima incondizionata dei monarchi e dei viceré.
  • Le attestazioni ufficiali di valore, che testimoniano come queste unità non fossero milizie improvvisate, bensì truppe d'élite temute e rispettate sui campi di battaglia di tutta Europa.

Questa scoperta non rappresenta soltanto una vittoria per la ricerca storica locale, ma una vibrante e commovente rivendicazione d'identità. La comunità Arbëreshë di Maschito, arrivata nel XVI secolo sulle colline lucane portando con sé lingua, riti e tradizioni, trova oggi nelle pagine ritrovate da Piacentini il riconoscimento del proprio ruolo di primo piano nella storia militare del Rinascimento mediterraneo ed europeo.

Grazie alla passione, alla dedizione e alla perseveranza di chi non smette mai di interrogare il passato, una storia di coraggio, acciaio e onore torna finalmente a brillare con la forza e la dignità che merita. Le Lance Albanesi di Maschito non sono più soltanto una leggenda, ma una realtà scolpita nell'inchiostro della Storia!

[Nicola Antonio Roberto Amato]

sabato 15 agosto 2026

La steganografia sostitutiva applicata ai file immagine GIF

Il termine steganografia si riferisce ad una tecnica elusiva della comunicazione che ha origini molto antiche.  Si tratta dell'insieme delle tecniche che consente a due o più persone di comunicare tra loro in modo tale da nascondere l'esistenza della comunicazione agli occhi di un eventuale osservatore. La steganografia dunque è l’arte di nascondere un messaggio all’interno di un contenitore o vettore, in apparenza insospettabile, così da rendere non tanto la decodifica del contenuto difficoltosa come avviene per la crittografia, quanto pressoché impossibile la sua stessa identificazione.

La steganografia sostitutiva è senz'altro la tecnica steganografica moderna più diffusa, tanto che spesso quando si parla di steganografia ci si riferisce implicitamente a quella di questo tipo. Alla base di questa tecnica c'è un'osservazione: la maggior parte dei canali di comunicazione (linee telefoniche, trasmissioni radio, etc.) trasmettono segnali che sono sempre accompagnati da qualche tipo di rumore o disturbo. In genere è definito rumore quel fruscio di sottofondo che sentiamo in audio, oppure il classico effetto neve di alcune immagini. Questo rumore può essere sostituito da un segnale, il messaggio segreto, che è stato trasformato in modo tale che, a meno di conoscere una chiave segreta, è indistinguibile dal rumore vero e proprio, e quindi può essere trasmesso senza destare sospetti.

Il formato immagine GIF è uno dei tanti contenitori che ben si presta per inserire al suo interno un altro file o messaggio segreto. Il GIF fa uso di una palette di colori, vale a dire un sottoinsieme di colori prestabilito. I pixel che formano l’immagine possono assumere uno dei colori della palette. Questo si traduce in una grossa economia di rappresentazione del file, visto che ogni pixel può essere rappresentato semplicemente da un puntatore ad un colore della palette.

Sino a poco tempo fa si pensava fosse alquanto improbabile fare della steganografia utilizzando come contenitori i file immagine GIF. Questo non solo per le evidenti difficoltà dovute al fatto che questo tipo di file è compresso in maniera pesante col metodo LZW e, soprattutto, per le ridotte dimensioni del file, ma anche per la sua particolare struttura interna. Le tecnologie moderne, invece, hanno fatto sì che venissero implementati dei software “ad hoc” capaci di steganografare dei file all’interno di immagini in formato GIF.

Per meglio comprendere, però, come sia possibile utilizzare un file GIF come contenitore, si rende necessario spendere due parole per spiegare com’è strutturato al suo interno un file GIF. Lo faremo banalizzando un po’ la spiegazione dei contenuti, rendendoli molto chiari e fruibili da chiunque, anche dai neofiti della materia. Ciò ci aiuterà a capire meglio come opera un algoritmo steganografico all’interno di un file GIF.

Sappiamo che un file GIF è un tipo di immagine che occupa poco spazio sul disco in quanto è a bassa risoluzione grafica, dato l’utilizzo di massimo 256 colori.

Se prendiamo un GIF, quello che vediamo noi è solo la crosta superficiale dell’immagine, mentre sotto tale crosta c’è una palette di 256 colori. Immaginiamo ora la rappresentazione di una fotografia digitale di un prato verde che contrasta un cielo azzurro. Sotto l’immagine di questo paesaggio che noi vediamo c’è una griglia con 256 caselle, contenenti altrettanti colori, che noi, però, non vediamo. Affinché sia possibile visualizzare nell’immagine il colore verde del prato, in corrispondenza della casella contenente il colore verde c’è posizionato un puntatore che indica che in una data posizione della crosta superficiale che noi vediamo ci sono dei pixel colorati di verde che corrispondono al prato. Lo stesso dicasi per il cielo: in corrispondenza del cielo azzurro rappresentato nell’immagine, nella parte sottostante che noi non vediamo, ma che ospita la palette dei colori, un altro puntatore è posizionato sulla casella del colore azzurro, il quale ci consente di visualizzare il cielo dell’immagine in questione.

In definitiva, tutti i colori rappresentati nell’immagine che noi vediamo, derivano dal fatto che all’interno dell’immagine stessa ci sono altrettanti puntatori posizionati su tutti i colori utilizzati in quell’immagine.

Come operano allora i software steganografici nei file GIF?

Dal momento che non tutti i 256 colori a disposizione vengono effettivamente utilizzati, anzi, in genere non si va oltre la metà, e tenendo in considerazione che la palette dei colori è comunque formata da 256 caselle a prescindere dai colori utilizzati, i software steganografici che si occupano di immagini GIF operano in una maniera semplicissima e, per certi versi, disarmante. Tenendo come esempio ancora l’immagine del paesaggio col prato verde ed il cielo azzurro, l’algoritmo steganografico opera nel seguente modo.

Prende possesso di una casella contenente un colore qualsiasi che non è stato utilizzato nell’immagine e vi inserisce al suo interno un colore verde identico a quello rappresentato dal prato, iniettando però al suo interno un “pezzettino” del file segreto che si vuole steganografare. Prende poi il puntatore che era posizionato sul colore verde originale e lo sposta sul nuovo colore verde nel cui interno è stato nascosto qualche bit del file segreto. Continua poi ad operare in questo modo con l’azzurro del cielo e con tutti gli altri colori utilizzati per rappresentare l’immagine in questione.

Il risultato è sorprendente: messe a confronto, l’immagine originale e quella manipolata dall’algoritmo steganografico, sono perfettamente identiche, anche se sottoposte a zoom o screening approfondito. In compenso però, nella nuova immagine si è riusciti ad iniettare un altro file, naturalmente di dimensioni ridotte per rispettare il rapporto di 1 a 8 oppure 1 a 10 tra file contenitore e messaggio inserito, per salvaguardare l’integrità dell’immagine stessa.

Come è facile intuire, partendo dai concetti di base della steganografia, è facile estendere queste tecniche ai più svariati formati. Oltre a numerosi applicativi per i formati più comuni BMP, WAV, JPEG, MP3, etc, in Rete è possibile trovare tool steganografici per i formati più vari. In particolare esistono programmi capaci di utilizzare addirittura file PDF e HTML.  

Se volete approfondire l’argomento della steganografia, vi consiglio un libro chiaro e completo del  percorso storico e delle nuove tecniche steganografiche spiegate con vari esempi applicativi e con l’utilizzo di software steganografici.

Il suo titolo è: “La steganografia da Erodoto a Bin Laden: Viaggio attraverso le tecniche elusive della comunicazione”, e lo trovate su https://www.amazon.it/dp/1520262221

Questa immagine riepilogativa illustra in modo semplice il funzionamento della steganografia sostitutiva applicata ai file immagine GIF.




giovedì 13 agosto 2026

Il brigantaggio in Basilicata. Crimine o resistenza?

Il brigantaggio lucano postunitario continua ad accendere il dibattito: semplice criminalità o vera e propria resistenza? È una questione fondamentale che ho scelto di approfondire nel mio libro, affrontandola non solo sotto il profilo storico, ma anche da quello culturale.

In questi giorni ho rivisto con piacere due interviste televisive che mi sono state fatte lo scorso anno da due emittenti diverse. Ve le ripropongo qui sotto per ripercorrere insieme i punti chiave del tema. Se vi va guardatele entrambe: una delle due è ambientata in una cornice suggestiva, con un gruppo di rievocatori storici nei panni dei briganti, e l'altra in uno studio televisivo.



San Martino d’Agri: la bellezza di un luogo, la grandezza della sua gente

Nel cuore della Basilicata, arrampicato sulle colline della Val d’Agri, San Martino d'Agri è uno di quei luoghi in cui la storia non è solo un ricordo, ma un’anima viva. Tra i suoi vicoli e la maestosità del Palazzo Baronale Sifola risalente al XVI secolo, si respira un passato ricco di tradizioni, fede ed eleganza architetturale. È un borgo che sa raccontare storie a chiunque si fermi ad ascoltare.

Ma c’è una verità che chi viaggia in Basilicata impara presto: la vera ricchezza di questa terra non risiede soltanto nei suoi paesaggi mozzafiato o nella sua storia millenaria. Risiede nell’anima dei lucani. L’ospitalità qui non è una semplice regola di cortesia o una strategia turistica; è un tratto genetico, un modo spontaneo di concepire il rapporto con l’altro. In Basilicata non si è mai semplici "turisti" o "ospiti di passaggio", ma si è persone da accogliere, sostenere e far sentire a casa.

A San Martino d’Agri, però, questa vocazione all'accoglienza raggiunge un livello superiore.

Vivere San Martino d'Agri significa sperimentare un calore umano che sorprende e commuove. È lo sguardo generoso di chi ti incontra per strada, la disponibilità incondizionata, la cura attenta e mai invadente con cui ogni abitante si assicura che tu ti senta parte della comunità. In ogni sorriso, in ogni gesto e in ogni chiacchierata c’è il senso più autentico del condividere.

Grazie di cuore a San Martino d’Agri e a tutta la sua gente per avermi regalato un’esperienza che va ben oltre la semplice permanenza: un vero e proprio abbraccio umano che porterò sempre con me.

Salotto letterario: Paesi da vivere o borghi da visitare?

Si è concluso con un grande successo di pubblico il Salotto Letterario promosso all'interno della cornice di 𝐕𝐢𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐢𝐧 𝐀𝐫𝐭𝐞, il 10 e 11 agosto a San Martino d’Agri (PZ), nello straordinario contesto del Convento Francescano.


Al centro del dibattito, il tema "𝑷𝒂𝒆𝒔𝒊 𝒅𝒂 𝒗𝒊𝒗𝒆𝒓𝒆 𝒐 𝒃𝒐𝒓𝒈𝒉𝒊 𝒅𝒂 𝒗𝒊𝒔𝒊𝒕𝒂𝒓𝒆?", un confronto ricco e stimolante che ha visto autori e ospiti scambiarsi prospettive originali sul dualismo tra il "paese" e il "borgo". Un risultato straordinario nato dalla proficua sinergia, dall'impegno e dalla competenza di tutta la squadra organizzatrice.
Per me è stata anche un'ottima occasione per incontrare amici e conoscenti straordinari. In questo contesto, il mio intervento si è focalizzato su: "𝑷𝒂𝒆𝒔𝒆 𝒐 𝑩𝒐𝒓𝒈𝒐? 𝑰𝒍 𝒑𝒐𝒕𝒆𝒓𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒆".

Vi lascio con una prima selezione di scatti dell'evento (altri ne seguiranno a breve).


𝐈𝐧𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞, 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐡𝐢 𝐚𝐯𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐢𝐚𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐢𝐫𝐞, 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐭𝐞 𝐪𝐮𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨:
"𝐿𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑙𝑖𝑐𝑖 𝑒𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑝𝑝𝑖𝑐𝑐𝑖𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑒. 𝐿𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑟𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎̀. 𝑄𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑛𝑢𝑛𝑐𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎, 𝑠𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑢𝑛’𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑐ℎ𝑖 𝑐𝑖 𝑎𝑠𝑐𝑜𝑙𝑡𝑎. 𝑆𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑒𝑣𝑜𝑐𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑒𝑚𝑜𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖, 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑠𝑒. 𝑆𝑒 𝑑𝑖𝑐𝑜 "𝑐𝑎𝑠𝑎", 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑡𝑜 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑒𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑡𝑡𝑟𝑜 𝑚𝑢𝑟𝑎 𝑒 𝑢𝑛 𝑡𝑒𝑡𝑡𝑜; 𝑠𝑡𝑜 𝑒𝑣𝑜𝑐𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑢𝑛 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑡𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑙𝑜𝑟𝑒, 𝑑𝑖 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑛𝑒𝑛𝑧𝑎.
𝐼𝑙 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑡𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑞𝑢𝑖: 𝑛𝑜𝑛 𝑛𝑒𝑙 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑛𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑚𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑝𝑙𝑎𝑠𝑚𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑒𝑝𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑒 𝑟𝑒𝑎𝑔𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑑 𝑒𝑠𝑠𝑜. 𝑈𝑛𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 𝑢𝑠𝑎𝑡𝑎 𝑏𝑒𝑛𝑒 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑓𝑓𝑒𝑟𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑡𝑟𝑎 𝑢𝑛’𝑖𝑑𝑒𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎 𝑖𝑛𝑜𝑠𝑠𝑒𝑟𝑣𝑎𝑡𝑎 𝑒 𝑢𝑛 𝑚𝑒𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑎 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑐ℎ𝑖 𝑎𝑠𝑐𝑜𝑙𝑡𝑎.
𝐸 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑑𝑖𝑟𝑜𝑚𝑝𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑜 𝑎𝑝𝑝𝑙𝑖𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎𝑖 𝑙𝑢𝑜𝑔ℎ𝑖 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑣𝑖𝑣𝑖𝑎𝑚𝑜.
𝑃𝑟𝑒𝑛𝑑𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑢𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑢𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑖𝑛𝑜𝑛𝑖𝑚𝑖, 𝑚𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑛 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎̀ 𝑠𝑎𝑝𝑝𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑢𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑒: "𝐵𝑜𝑟𝑔𝑜" 𝑒 "𝑃𝑎𝑒𝑠𝑒".
𝑁𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎𝑠𝑠𝑖𝑠𝑡𝑖𝑡𝑜 𝑎𝑙𝑙'𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 "𝑏𝑜𝑟𝑔𝑜" 𝑒 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑑𝑒𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒𝑟𝑙𝑜. 𝐼𝑙 𝑏𝑜𝑟𝑔𝑜 𝑒̀ 𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑠𝑜, 𝑒̀ 𝑖𝑑𝑖𝑙𝑙𝑖𝑎𝑐𝑜, 𝑒̀ 𝑑𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑡𝑜𝑙𝑖𝑛𝑎. 𝐸̀ 𝑖𝑙 𝑙𝑢𝑜𝑔𝑜 𝑑𝑜𝑣𝑒 𝑠𝑖 𝑣𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑓𝑖𝑛𝑒 𝑠𝑒𝑡𝑡𝑖𝑚𝑎𝑛𝑎 𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑔𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑏𝑒𝑛𝑒, 𝑎 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑡𝑟𝑒 𝑓𝑜𝑡𝑜 𝑠𝑢 𝑢𝑛 𝑣𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑓𝑖𝑜𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑠𝑢𝑖 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑙 𝑒 𝑝𝑜𝑖 𝑠𝑖 𝑣𝑎 𝑣𝑖𝑎. 𝑀𝑎 𝑠𝑒 𝑟𝑖𝑑𝑢𝑐𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑙𝑖𝑐𝑖 "𝑏𝑜𝑟𝑔ℎ𝑖", 𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑟𝑙𝑒 𝑖𝑛 𝑠𝑐𝑒𝑛𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑒 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜𝑟𝑎𝑛𝑒𝑒, 𝑖𝑛 𝑚𝑢𝑠𝑒𝑖 𝑎 𝑐𝑖𝑒𝑙𝑜 𝑎𝑝𝑒𝑟𝑡𝑜. 𝐵𝑒𝑙𝑙𝑖, 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑜, 𝑚𝑎 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑣𝑢𝑜𝑡𝑖, 𝑖𝑚𝑏𝑎𝑙𝑠𝑎𝑚𝑎𝑡𝑖, 𝑝𝑟𝑖𝑣𝑖 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑒.
𝑄𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑐𝑒 𝑢𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 "𝑃𝑎𝑒𝑠𝑒", 𝑢𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑛𝑠𝑎, 𝑣𝑖𝑣𝑎, 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑎𝑙𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑟𝑚𝑖𝑛𝑒. 𝑈𝑛 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑡𝑜𝑙𝑖𝑛𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑡𝑢𝑟𝑖𝑠𝑡𝑖: 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀. 𝐼𝑙 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑒̀ 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑖 𝑣𝑖𝑣𝑜𝑛𝑜 365 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖 𝑎𝑙𝑙'𝑎𝑛𝑛𝑜, 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑝𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑡𝑡𝑖𝑛𝑎, 𝑑𝑖 𝑏𝑜𝑡𝑡𝑒𝑔ℎ𝑒, 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑒, 𝑑𝑖 𝑚𝑒𝑚𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑑𝑖 𝑓𝑢𝑡𝑢𝑟𝑜. 𝐿𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 "𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒" 𝑟𝑒𝑐𝑙𝑎𝑚𝑎 𝑑𝑖𝑔𝑛𝑖𝑡𝑎̀, 𝑟𝑒𝑐𝑙𝑎𝑚𝑎 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖, 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖, 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑐𝑖, 𝑐𝑜𝑛𝑛𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑛𝑒𝑡. 𝑆𝑐𝑒𝑔𝑙𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 "𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒" 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎 𝑟𝑖𝑓𝑖𝑢𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑙'𝑖𝑑𝑒𝑎 𝑑𝑖 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑟𝑠𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙'𝑖𝑛𝑑𝑢𝑠𝑡𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑢𝑟𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑒 𝑟𝑖𝑣𝑒𝑛𝑑𝑖𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖.
𝐶'𝑒̀ 𝑝𝑜𝑖 𝑢𝑛 𝑎𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑒𝑔𝑎 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎𝑣𝑣𝑖𝑣𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑙𝑢𝑜𝑔ℎ𝑖: 𝑙'𝑖𝑚𝑝𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑠𝑢𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑖.
𝑆𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑖 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑎𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑎𝑙𝑔𝑖𝑎, 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑎, 𝑑𝑒𝑙 "𝑞𝑢𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑐'𝑒̀ 𝑛𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑑𝑜𝑣𝑒𝑡𝑒 𝑎𝑛𝑑𝑎𝑟𝑣𝑒𝑛𝑒 𝑠𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑒𝑡𝑒 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑜𝑠𝑎", 𝑠𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑢𝑠𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑎𝑛𝑛𝑎.
𝑆𝑒 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑐𝑒 𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛 𝑙𝑎𝑏𝑜𝑟𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀, 𝑢𝑛 𝑙𝑢𝑜𝑔𝑜 𝑑𝑜𝑣𝑒 𝑙𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎, 𝑙𝑎 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑙'𝑖𝑛𝑛𝑜𝑣𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑒𝑟𝑠𝑖, 𝑎𝑙𝑙𝑜𝑟𝑎 𝑠𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑎𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒, 𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎𝑟𝑒. 𝐿𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑢𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑙 𝑠𝑒𝑚𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑣𝑟𝑒𝑚𝑜 𝑑𝑜𝑚𝑎𝑛𝑖.
𝐸 𝑎𝑙𝑙𝑜𝑟𝑎 𝑣𝑜𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑙𝑢𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛 𝑎𝑝𝑝𝑒𝑙𝑙𝑜, 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀ 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑢𝑛 𝑎𝑢𝑠𝑝𝑖𝑐𝑖𝑜 𝑟𝑖𝑣𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑖 𝑠𝑖𝑛𝑑𝑎𝑐𝑖, 𝑎𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑟𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑒 𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎 𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑝𝑜𝑛𝑠𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑔𝑢𝑖𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑖 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖.
𝑁𝑜𝑛 𝑑𝑜𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑠𝑐𝑒𝑔𝑙𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑡𝑟𝑎 𝑡𝑢𝑟𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀. 𝐴𝑏𝑏𝑖𝑎𝑡𝑒 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑐𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑎𝑙 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑜. 𝑃𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜𝑟 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑎𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑢𝑛 𝑙𝑢𝑜𝑔𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑖𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑖𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎 𝑚𝑖𝑠𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑟𝑖𝑠𝑡𝑎, 𝑚𝑎 𝑔𝑎𝑟𝑎𝑛𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑣𝑒𝑟𝑎, 𝑑𝑖𝑔𝑛𝑖𝑡𝑜𝑠𝑎 𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑐𝑎 𝑑𝑖 𝑜𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑎 𝑐ℎ𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑙𝑢𝑜𝑔𝑜 𝑙𝑜 𝑣𝑖𝑣𝑒 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑠𝑖𝑛𝑔𝑜𝑙𝑜 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜. 𝑆𝑐𝑒𝑔𝑙𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑒, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑒̀ 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑖𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑖𝑙 𝑓𝑢𝑡𝑢𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑖.
𝑉𝑒𝑑𝑒𝑡𝑒, 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜𝑟 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑎𝑟𝑟𝑒 𝑡𝑢𝑟𝑖𝑠𝑡𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑖𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑎 𝑚𝑖𝑠𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑟𝑖𝑠𝑡𝑎, 𝑚𝑎 𝑔𝑎𝑟𝑎𝑛𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑎𝑏𝑖𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑐ℎ𝑖 𝑐𝑖 𝑣𝑖𝑣𝑒. 𝑆𝑒 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒 ℎ𝑎 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑢𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑛𝑜, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑏𝑢𝑜𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑛𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑛𝑒𝑡, 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑐𝑖, 𝑠𝑐𝑢𝑜𝑙𝑒, 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖 𝑒𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑓𝑟𝑒𝑛𝑎 𝑙𝑜 𝑠𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑎𝑖 𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒, 𝑚𝑎 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑢𝑛 𝑙𝑢𝑜𝑔𝑜 𝑣𝑒𝑟𝑜, 𝑣𝑖𝑣𝑜 𝑒 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑎𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑐ℎ𝑖 𝑣𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑑𝑎 𝑓𝑢𝑜𝑟𝑖.
𝐼𝑙 𝑡𝑢𝑟𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑒𝑔𝑢𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑢𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎, 𝑛𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑢𝑛𝑖𝑐𝑎 𝑓𝑜𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎𝑣𝑣𝑖𝑣𝑒𝑛𝑧𝑎. 𝐿𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑡𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑟𝑒 𝑖 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑏𝑜𝑟𝑔ℎ𝑖 𝑖𝑛 𝑎𝑙𝑏𝑒𝑟𝑔ℎ𝑖 𝑎 𝑐𝑖𝑒𝑙𝑜 𝑎𝑝𝑒𝑟𝑡𝑜, 𝑚𝑎 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑛 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑜 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑣𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑖 𝑠𝑖𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑎 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑒 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒. 𝑆𝑜𝑙𝑜 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀ 𝑏𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑑𝑎 𝑣𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑙'𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑣𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑖𝑟𝑟𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑎 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑡𝑎𝑟𝑒.
𝐸 𝑖𝑛 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜, 𝑖𝑙 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑢𝑡𝑖𝑙𝑖𝑧𝑧𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑒 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑒 𝑒 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑟𝑙𝑒 𝑎𝑣𝑎𝑛𝑡𝑖, ℎ𝑎 𝑢𝑛 𝑔𝑟𝑜𝑠𝑠𝑜 𝑝𝑒𝑠𝑜, 𝑠𝑖𝑎 𝑠𝑢 𝑐ℎ𝑖 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑎𝑝𝑝𝑟𝑜𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑒 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑒, 𝑒 𝑠𝑖𝑎 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎𝑑𝑖𝑛𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑑𝑒𝑟𝑙𝑒 𝑒 𝑓𝑎𝑟𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑒.

lunedì 3 agosto 2026

Rethnes 2026: Quando la storia si fa orgoglio, identità e passione

Ci sono sere in cui il passato smette di essere un racconto tra i libri e torna a far battere forte il cuore di una comunità intera. Il 6 agosto 2026, a partire dalle ore 19:30, i vicoli in pietra e le corti di Maschito si trasformeranno in un palcoscenico a cielo aperto per uno degli appuntamenti più suggestivi ed identitari del Vulture: la rievocazione storica delle Rethnes.

Un viaggio nel tempo diretto al Cinquecento, alle radici profonde dell'anima Arbëreshë, quando il condottiero Lazzaro Mathes ottenne da Carlo V il diritto di rifondare Maschito per le sue milizie di stradioti. 

La parola "Rethnes" (o Retnes) deriva dalla lingua Arbëreshë e richiama il concetto dell'assenso, dell'atto di autorizzazione concessa al Capitano Lazzaro Mathes. Ma nella tradizione locale, la parola "Rethnes" proviene dalla tradizione Arbëreshë e richiama il legame con le "redini" e la "cavalcata", simbolo dell'orgoglio equestre degli Stradioti. Rappresenta il ricordo indelebile dei condottieri albanesi che a cavallo riconquistarono la propria libertà e fondarono la nuova Maschito.

Un affascinante mosaico d'epoca in cui si intreccia la storia delle due fazioni storiche del borgo: i Cndrgnan (gli albanesi di Scutari) e i Majsor (i greci-coronei). Tra antiche rivalità ed esercitazioni militari, la fierezza di due anime distinte si fuso in un unico popolo pronto a giurare pace ed unione alla fontana Skanderbeg.

L’edizione di quest'anno si preannuncia straordinaria. Il centro cittadino risuonerà del ritmo dei tamburi imperiali e dello squillo chiaro delle chiarine. Tra cortei in abiti rinascimentali finemente decorati, la Compagnia d’Arme Capitano Lazzaro Mathes e il Corteo Storico Carlo V di S. Severo riporteranno in vita l'atmosfera imperiale e guerriera del Cinquecento, in una cornice curata nei minimi dettagli e arricchita dai contributi del Centro Culturale Internazionale “L. Einaudi” APS.

Non si tratta di una semplice manifestazione, ma dell'atto d'amore di un borgo che riscopre le sue origini, la sua lingua e la sua anima accogliente.

La Pro Loco di Maschito merita un enorme plauso per la cura magnifica e la passione impeccabile con cui, ogni anno, organizza e custodisce un evento così prezioso per l'intera comunità.

Segnate la data e l'orario in agenda: Giovedì 6 agosto 2026, ore 19:30. Maschito vi aspetta per vivere insieme la magia, il fascino e il sapore autentico della sua storia. Non fartelo raccontare!

sabato 1 agosto 2026

Salotto letterario a San Martino d'Agri (PZ) l'11 agosto 2026

Sono davvero grato all'Associazione Associazione Culturale Vincenzo Marinelli per l'invito a partecipare a questo evento come ospite.

L'11 agosto sarò a San Martino d'Agri (PZ) all'interno del salotto letterario "𝑃𝑎𝑒𝑠𝑖 𝑑𝑎 𝑣𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑜 𝑏𝑜𝑟𝑔ℎ𝑖 𝑑𝑎 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑡𝑎𝑟𝑒?". Sarà un confronto ad ampio raggio sul dualismo tra borgo e paese e su come far convivere queste due dimensioni; al suo interno porterò il mio contributo focalizzandomi sul potere straordinario che le parole hanno nel plasmare l'identità e la valorizzazione dei nostri territori. Vi aspetto! 

domenica 26 luglio 2026

Un libro racconta Luigi Giura, genio lucano e pioniere dell’ingegneria moderna, da Il Giornale della Basilicata

Un nuovo libro riporta al centro dell’attenzione una delle figure più straordinarie dell’ingegneria italiana dell’Ottocento: Luigi Giura, ingegnere lucano e protagonista del rinnovamento tecnologico del Regno delle Due Sicilie.

L’opera, dal titolo “Luigi Giura, l’ingegnere lucano pioniere del rinnovamento tecnologico”, firmata da Nicola Amato, racconta il percorso umano e professionale di un visionario capace di lasciare un segno indelebile nella storia delle infrastrutture italiane...

Dalle sue origini a Maschito fino ai grandi progetti realizzati nel cuore dell’Italia dell’Ottocento, il libro ripercorre le tappe fondamentali della carriera di Giura, tra cui la progettazione del Ponte Real Ferdinando sul Garigliano, primo ponte sospeso in ferro d’Italia.

Continua a leggere l'articolo sul Giornale della Basilicata, al seguente link: https://giornaledellabasilicata.com/contenido/446/libro-luigi-giura-ingegnere-lucano

Maggiori informazioni su questo libro, invece, le trovate su: 

sabato 18 luglio 2026

Nessuno è profeta in patria: il paradosso del talento tra resistenze psicologiche e convalida digitale

Il proverbio "Nessuno è profeta in patria" è una delle espressioni più conosciute della saggezza popolare, utilizzata per descrivere il fenomeno umano per cui una persona, pur essendo riconosciuta per il proprio valore altrove, non riesce ad ottenere lo stesso riconoscimento nel luogo dove è nata o cresciuta. Le sue radici affondano nei Vangeli, dove Gesù stesso lo pronuncia durante la sua visita a Nazareth, la sua città natale, per esprimere il disappunto nei confronti di coloro che, pur conoscendolo da sempre, non lo accettavano come profeta.

Nel corso dei secoli, questo detto ha assunto una valenza universale, applicabile non solo al contesto religioso, ma anche a molte altre situazioni in cui il talento, l’innovazione o la creatività di un individuo vengono ignorati o sottovalutati dalle persone che lo conoscono più da vicino. Il paradosso di chi non trova apprezzamento nel proprio ambiente familiare o sociale, mentre viene celebrato altrove, ha ispirato numerose riflessioni in ambito sociale, culturale e psicologico.

Questa difficoltà nel riconoscere il valore di chi ci è vicino trova una spiegazione chiara nelle dinamiche della psicologia sociale e cognitiva. Al centro del fenomeno vi è il bias di familiarità, un meccanismo per cui tendiamo a incasellare le persone in ruoli rigidi basati sul passato. Chi ha visto un individuo crescere, fare errori o semplicemente condurre una vita ordinaria fatica a sovrascrivere quell'immagine storica con una nuova identità di successo o di leadership. Subentra inoltre l'invidia sociale: il successo di un membro del proprio gruppo originario altera gli equilibri relazionali e costringe gli altri a confrontarsi con le proprie aspirazioni irrealizzate. Al contrario, lo "straniero" beneficia del fascino dell'esotico e dell'ignoto, venendo giudicato esclusivamente per le sue competenze attuali, privo del fardello dei suoi trascorsi giovanili o privati.

Nell'era contemporanea, questo paradosso ha trovato una cassa di risonanza inedita nei social media, che hanno ridefinito il concetto stesso di "patria" e di "altrove".

  • L'iper-familiarità digitale: Piattaforme come Instagram, TikTok o Facebook espongono costantemente la quotidianità, normalizzando la figura dell'individuo e riducendone l'aura di eccezionalità agli occhi della cerchia ristretta. La vicinanza digitale esaspera il giudizio dei pari, portando spesso a dinamiche di discredito o indifferenza da parte dei contatti più stretti.

  • La convalida algoritmica globale: Gli algoritmi delle piattaforme lavorano su scala globale, aggregando nicchie di interesse sparse nel mondo. Questo permette al talento di scavalcare le resistenze geografiche e culturali del proprio ambiente d'origine, trovando validazione e successo in comunità digitali lontane.

  • L'effetto di rientro: Si assiste oggi a un ribaltamento digitale del proverbio: il riconoscimento locale non è più il punto di partenza, ma la conseguenza di una consacrazione esterna. Solo quando l'individuo accumula metriche di successo visibili globalmente (follower, visualizzazioni, collaborazioni internazionali), la "patria" ne riconosce tardivamente il valore, mossa non più da una reale comprensione del talento, ma dal bisogno di riflettersi nel prestigio riflesso di quel successo.

In definitiva, l’avvento del digitale non ha scardinato questa resistenza antropologica, ma ne ha accelerato i processi. Il paradosso di chi non viene compreso dalle proprie origini trova oggi una risoluzione non più nella distanza fisica, ma nella portata dei network globali. Solo quando il valore individuale viene filtrato, validato e rispedito al mittente da un pubblico esterno, la comunità d'appartenenza cede all'evidenza. Il riconoscimento nella propria terra si trasforma così nell'ultimo tassello di un percorso che, oggi come un tempo, richiede necessariamente di guardare oltre i confini di casa per essere pienamente compreso.

[© Nicola Amato]

venerdì 17 luglio 2026

L’uso della steganografia da parte di Bin Laden e Al Qaeda

Nell'ambito del ciclo di brevi video lezioni sulla steganografia dall’antichità al mondo digitale, vedremo in questo video lo straordinario utilizzo della steganografia nelle immagini, ma anche negli audio e nei video, da parte di Al Qaeda e Bin Laden.

Maggiori informazioni su questo argomento e sulla steganografia in generale le puoi trovare sul libro di Nicola Amato, autore di questo video, dal titolo La steganografia da Erodoto a Bin Laden: Viaggio attraverso le tecniche elusive della comunicazione, accedendo al link: www.amazon.it/dp/1520262221 

martedì 7 luglio 2026

A new milestone: Nicola Amato’s publications now officially indexed on Google Scholar

 Exciting news! 🚀📚✨

Google Scholar, the premier global search engine for academic and scholarly literature, now indexes the research and publications of Nicola Amato.

It is incredibly rewarding to see years of deep-dive research, historical analysis, and technical exploration recognized alongside the world's leading academic work. A huge thank you to the academic community, peers, and readers who continue to engage with these publications.

Here is my Google Scholar profile, where you can explore my research and academic publications:

https://scholar.google.com/citations?user=9T6sjlYAAAAJ&hl=en

lunedì 6 luglio 2026

L'essenza della steganografia

Nell'ambito del ciclo di brevi video lezioni sulla steganografia dall’antichità al mondo digitale, vedremo in questo video che cos’è la steganografia e le differenze con la crittografia.

Guarda il video qui 👇


Iscriviti al canale per non perdere i prossimi brevi video!

domenica 5 luglio 2026

Dal canale YouTube: La steganografia dall’antichità al mondo digitale - Introduzione alle video lezioni

 🎬 Si parte! Online il video introduttivo del nuovo canale.

Vuoi sapere cosa ti aspetta in questo viaggio alla scoperta dei messaggi segreti e dell'arte di nascondere le informazioni?
In questo primo video facciamo il punto della situazione:
📌 Il sommario: tutti i temi e le tappe storiche che esploreremo, dall'antichità al digitale.
👨‍🏫 Chi sono: una breve presentazione del docente e del percorso che ci ha portato a questo progetto.
📌Cos'è la Steganografia: un primo assaggio di questa disciplina affascinante (e perché è diversa dalla crittografia).

Il video dura pochi minuti ed è il perfetto punto di partenza prima di entrare nel vivo dei contenuti. 

Guarda l'introduzione qui 👇


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Nuovo canale YouTube: La steganografia dall’antichità al mondo digitale

 Parte oggi un nuovo progetto video interamente dedicato alla Steganografia: un viaggio affascinante che spazia dai messaggi segreti dell'antichità fino alle più moderne e insospettabili tecniche di occultamento all'interno del mondo digitale.

Curiosi di capire come funziona e cosa vedremo nei prossimi appuntamenti?
Guarda subito il video di anteprima sul nuovo canale YouTube! 👇


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domenica 28 giugno 2026

ICILLP 2026 (The 5th International Conference on International Law and Legal Policies)

Sono stato nominato membro del comitato scientifico della 𝐂𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐈𝐂𝐈𝐋𝐋𝐏 𝟐𝟎𝟐𝟔 (𝐼𝑛𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑓𝑒𝑟𝑒𝑛𝑐𝑒 𝑜𝑛 𝐼𝑛𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙 𝐿𝑎𝑤 𝑎𝑛𝑑 𝐿𝑒𝑔𝑎𝑙 𝑃𝑜𝑙𝑖𝑐𝑖𝑒𝑠), con il compito di valutare e selezionare i contributi scientifici per garantire l'alto livello accademico dell'evento. 

L'incontro si terrà il 23 novembre 2026 in modalità ibrida, e sarà affiancato da una serie di simposi in presenza presso diverse sedi partner nel mondo. La conferenza rappresenta un'importante occasione di incontro per scienziati, ricercatori e accademici di rilievo internazionale nei campi del diritto, delle relazioni internazionali, delle politiche giuridiche e della sociologia, uniti per condividere esperienze e risultati di ricerca. 


sabato 27 giugno 2026

Novità su Udemy: Amplia le tue competenze con 3 nuovi corsi esclusivi

 🚀 Novità su Udemy: Amplia le tue competenze con 3 nuovi corsi esclusivi!

Che tu voglia liberare la tua creatività, blindare i dati aziendali o scoprire i segreti delle comunicazioni occulte, c'è un percorso formativo pronto per te.

Scegli l'obiettivo più adatto alla tua crescita:

·        Come scrivere un romanzo di qualità
(Le fasi che conducono uno scrittore indipendente dalla scrittura di un libro alla sua pubblicazione gratuita su Amazon)

·        Strategie di backup e disaster recovery
(Impara a progettare e applicare policy di backup e piani di disaster recovery aziendali)

·        La steganografia dall’antichità al mondo digitale
(Dai messaggi segreti dei tempi antichi alle moderne tecniche di occultamento nelle comunicazioni digitali)

Investi sul tuo futuro professionale e personale: tre corsi pratici, strutturati per darti competenze concrete e immediatamente spendibili sul mercato. Non perdere l'opportunità di fare il salto di qualità.

🔗 Scopri i programmi dettagliati e inizia oggi stesso sulla mia pagina Udemy: https://www.udemy.com/user/nicola-antonio-roberto-amato

domenica 21 giugno 2026

𝐈 "𝐦𝐢𝐫𝐚𝐜𝐨𝐥𝐢" 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐀𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚

Il mondo dell'editoria sta vivendo un momento di puro misticismo. Gente che fino a poco tempo fa lottava ferocemente con la grammatica italiana e la sintassi nei post e nei commenti social, oggi pubblica saggi e romanzi strutturati alla perfezione. Altri, che mai in vita loro avevano espresso il desiderio di scrivere, anche perché incapaci di farlo, si riscoprono improvvisamente scrittori. Soggetti che prima dell'avvento dell’intelligenza artificiale non sapevano nemmeno da dove iniziare a strutturare un testo, oggi sfornano libri a ritmi industriali. Un uso esagerato dell’IA, privo di scrupoli e senza limiti, dove il talento viene sostituito da un copia-incolla generato da un algoritmo. Il vero miracolo non è l'IA che scrive, ma la totale mancanza di pudore di chi si firma "autore".

C’è comunque da spezzare una lancia in favore della tecnologia: farsi aiutare dall'IA a implementare la struttura del libro nella fase di progettazione, o utilizzarla per scovare incoerenze nel racconto in fase di editing è un valido supporto nelle mani dello scrittore; persino farsi correggere qualche frase per farla risultare più scorrevole va bene. Ma farsi scrivere completamente, o quasi, il libro dall’intelligenza artificiale e poi apporre il proprio nome come autore è semplicemente disonestà intellettuale e scorrettezza nei confronti dei lettori.

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐜𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐭𝐚𝐥𝐢 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐮𝐢? 

In quest’epoca di digitalizzazione e uso massiccio dei social, non è molto difficile farlo. Considerate che i primi chatbot di IA hanno preso vita, e sono stati quindi utilizzati dal pubblico, a novembre 2022 con ChatGPT e a marzo 2023 con Gemini, inizialmente sotto altro nome. (𝑃𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑖 𝑟𝑖𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎, 𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑠f𝑎𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑙𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑑𝑢𝑏𝑏𝑖𝑜, 𝑖𝑜 ℎ𝑜 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑙𝑖𝑏𝑟𝑜 𝑛𝑒𝑙 2005, 𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑡𝑟𝑜𝑑𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝐼𝐴 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑜 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜 25 𝑙𝑖𝑏𝑟𝑖).

Andate ora sulle pagine social di questi soggetti e guardate cosa facevano prima di quelle date. Se non avevano mai pubblicato alcun libro e quei pochi post erano pure grammaticalmente e sintatticamente discutibili, beh... se ora pubblicano libri, allora si tratta sicuramente (?) di un miracolo, di misticismo, c’è del paranormale. O forse no!

[𝑵𝒊𝒄𝒐𝒍𝒂 𝑨𝒎𝒂𝒕𝒐]

mercoledì 27 maggio 2026

Una piacevole conversazione di qualche anno fa con Piero Angela

Ho pubblicato il mio primo libro più di venti anni fa, esattamente nel 2005, ben prima dell'avvento dell'intelligenza artificiale, e da allora ho firmato decine di volumi. Il mio debutto è stato un saggio dal titolo "Piero Angela: Come puntare alla più alta soglia dei contenuti con la più semplice soglia del linguaggio", a cui sono seguite diverse ristampe per via del suo successo.

In quel lavoro, dopo aver ripercorso la carriera di questo straordinario personaggio, ho concluso il libro con una intervista che mi concesse in esclusiva. Ve la propongo qui integralmente. Si tratta di una conversazione che, ancora oggi, si rivela straordinariamente attuale.

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Intervista a Piero Angela

Nicola Amato
Nella parte introduttiva di questo libro sottolineo il fatto che, nonostante dal punto di vista tecnologico la TV abbia fatto passi da gigante, per esempio con l’introduzione della TV digitale, per quanto concerne invece le competenze comunicative stia subendo una sorta di degenerazione. Mi riferisco in particolare a ciò che viene definito “TV-spazzatura”. Com’era la situazione a tal proposito, quando lei ha iniziato a fare televisione?

Piero Angela
Devo dire che il fenomeno della TV Spazzatura, quasi inesistente agli esordi della televisione, col passare degli anni ha assunto sempre di più i connotati di fattore indispensabile per poter sopravvivere nel campo televisivo. È dovuta soprattutto a motivi legati agli ascolti; e si sa, un’audience elevato significa che un alto numero di utenti guarda gli spot pubblicitari trasmessi durante, prima e dopo l’evento televisivo “X” definito Spazzatura. Di conseguenza, le aziende sono portate ad investire maggiormente in pubblicità quando essa è trasmessa in picchi elevati di audience, senza tener conto di cosa viene effettivamente trasmesso: l’importante è che un maggior numero di persone guardi lo spot.  
Un esempio significativo è dato dal fatto che, per un’azienda come la RAI, perdere ad esempio un punto di share in un anno, può voler significare perdere fino a 100 miliardi: questo spiega tutto! E la RAI, a parte il canone, ha la metà degli introiti che proviene proprio dalla pubblicità. 
La TV Spazzatura è divenuta inoltre una fonte di sostentamento per far fronte ai continui rincari. L’evoluzione tecnologica a cui sta andando incontro la televisione, sta portando inevitabilmente ad un conseguente aumento delle spese per esempio dei film, del calcio, degli spettacoli in genere, etc.  La tecnologia stessa, utilizzata per effettuare riprese e montaggio sempre più sofisticati e di alta qualità, è molto costosa. All’epoca in cui ho iniziato io a fare televisione, la TV Spazzatura non c’era. Non esisteva la concorrenza e non era stato introdotto l’Auditel, non c’era quindi alcun motivo di “battersi” per gli ascolti; e poi in linea generale c’erano meno spese.

Nicola Amato
Il titolo del libro riprende una frase attribuita a lei durante un’intervista a proposito dei motivi del successo dei programmi “Quark” e “Superquark”: “…puntare alla più alta soglia dei contenuti con la più semplice soglia del linguaggio”.   Indubbiamente i suoi programmi, anche grazie alle sue qualità comunicative, hanno raggiunto picchi elevati d’audience in TV, riuscendo ad avvicinare alla cultura la gente comune, senza però annoiare i più esigenti.  
Ci dica per favore cosa c’è dietro le quinte a livello di programmazione e progettazione che fa in modo di unire questi due mondi così diversi.

Piero Angela
Indubbiamente è un obiettivo che noi, come redazione, ci siamo prefissati e che viene ampiamente discusso in sede di progettazione prima che ogni puntata vada in onda. Veda dott. Amato, a differenza di uno scrittore per esempio che si crea in qualche modo una sua nicchia di lettori conformi allo stile di scrittura ed il genere praticato, la televisione invece raggiunge inevitabilmente vaste platee. 
È necessario quindi utilizzare un linguaggio accessibile che sia anche interessante ed accattivante per lo spettatore.  Fare televisione vuol dire pensare al pubblico, ossia parlare come se ci si rivolgesse ad un amico o un familiare.  La mia regola è semplice: essere dalla parte del pubblico per quanto riguarda il linguaggio e dalla parte della scienza per quello che concerne i contenuti.

Nicola Amato
Nel ricercare materiale interessante per la stesura del libro, ho anche navigato in lungo e largo Internet. Con sorpresa mi sono piacevolmente imbattuto in un link che mi ha connesso ad un forum dedicato a lei ed a “Superquark”, i cui utenti sono ragazzi giovanissimi. Ne evinco che, oltre a giocare con la “Play Station”, le nuove generazioni si stanno orientando anche verso la cultura.  Ma allora c’è qualche spiraglio! La partita contro la “TV-spazzatura” non è del tutto persa! Per favore, ci rassicuri in tal senso.

Piero Angela
Il continuo sviluppo tecnologico, soprattutto nel campo dei giochi, ha reso meno ovvia la composizione strutturale del giocattolo stesso. Non è infatti possibile smontare e rimontare un videogioco, per esempio, come avveniva facilmente con i giocattoli meccanici di qualche tempo fa.  I giovani d’oggi quindi hanno maggiori stimoli nel cercare di comprendere il funzionamento di un gioco ed hanno acquisito una particolare predisposizione ad essere curiosi. 
Ed è proprio questa tipologia di pubblico che maggiormente ci segue: curiosa di conoscere i misteri della tecnologia, dell’universo, della natura, dell’uomo. 
C’è da dire infine che l’ambiente familiare, la scuola ed il contesto sociale in cui i giovani sono inseriti contano molto.  Sono comunque fiducioso per il futuro.

Nicola Amato
Una delle tematiche che lei ha affrontato nelle sue prime trasmissioni riguarda l’occulto e il paranormale. Quanto è stato difficile organizzare le puntate di una trasmissione del genere senza correre il rischio di andare incontro a “bufale” ed essere letteralmente preso in giro?

Piero Angela
Ricordo di aver suscitato un vespaio di polemiche quando stavo preparando le puntate della trasmissione “Indagine sulla parapsicologia”. Ciò era dovuto al fatto che andavo contro gli interessi economici connessi con le pratiche dell’occulto, andavo soprattutto contro chi ciecamente credeva nel paranormale e non riusciva più a distinguere la realtà da un semplice trucco da prestigiatore.  Ho dovuto fare allora un lavoro molto accurato e ben documentato.
Ritengo che la trasmissione sia stata molto importante per un motivo sostanziale: l’essere riusciti a mettere in luce l’aspetto più inquietante del mondo del paranormale, ossia l’abuso di credulità, come avvenne per esempio in occasione dell’indagine sui presunti guaritori filippini. È stato in definitiva un modo civile di mettere in guardia i cittadini dalla “pseudo-scienza” e fornirgli prove di quanto noi asserivamo.  Anche se devo dire che ho imparato molto da questa “pseudo-scienza”: i trucchi ed i metodi per non essere preso in giro, per esempio.

Nicola Amato
Le sue trasmissioni “Quark” e “Superquark” rappresentano ormai un caposaldo nel campo della divulgazione scientifica televisiva.  Spesso si vedono su tutti i canali dei programmi televisivi che sempre di più assomigliano ai suoi.
Quanto bisogna aspettare ancora, secondo lei, prima di vedere delle trasmissioni televisive che, forti di un proprio format, non si rifacciano in maniera speculare ai suoi programmi?  Quali sono le problematiche connesse al loro sviluppo?

Piero Angela
Lei tocca un tasto dolente. C’è da fare una sostanziale distinzione tra il format vero e proprio, relativo ai diritti d’autore su un programma, e l’idea del programma stesso. Mi spiego.  Se una persona prende per esempio un libro e lo riscrive in maniera diversa dall’originale, non è perseguibile a termine di legge: le idee non sono tutelabili.  Questo vale anche per un programma televisivo. Purtroppo acquistare un format gestito da grandi aziende costa molto, crearne uno nuovo costa molto di più e non si ha la certezza che poi abbia consensi di audience.  Copiare l’idea invece, sebbene dal punto di vista etico sia discutibile, comunque non costa nulla e se ha funzionato l’originale, andrà bene sicuramente anche quello “riadattato”. 
Questa è talvolta la filosofia di alcuni programmi televisivi.

Nicola Amato
Mi corre quasi l’obbligo di porle una domanda riguardo la ricerca scientifica.  Stiamo assistendo ormai da anni alla classica “fuga di cervelli”.  Ossia giovani laureati che emigrano all’estero per frequentare i vari dottorati ed effettuare così la ricerca scientifica.
Secondo lei questa fuga è dettata solo da fattori di tipo monetario ed infrastrutturale, oppure in Italia si sottovaluta l’importanza che riveste la ricerca in termini d’investimento culturale proiettato verso il futuro?

Piero Angela
Di solito è buona regola che chi si laurea vada a fare esperienza all’estero, sia per acquisire conoscenze linguistiche sia per approfondimenti scientifici. Molto spesso però, chi ci va poi rimane lì perché gli viene offerto di lavorare in strutture più adeguate, ben retribuite, viene concesso più spazio per la ricerca in termini di indipendenza individuale, i finanziamenti per la ricerca sono cospicui.  
Fare in Italia tutto questo è davvero difficile per una serie di questioni ambientali, non c’è meritocrazia, c’è poco spazio per i ricercatori e pochi soldi investiti per la ricerca. A livello poi di management vi è una scarsa conoscenza scientifica, che si riflette negativamente sulla gestione stessa sia dei finanziamenti che delle strutture e del personale adibito alla ricerca.

Nicola Amato
Per finire.  Sono sicuro che i suoi tantissimi estimatori, me compreso, si staranno chiedendo in questo momento: “Quali sono i suoi progetti futuri? C’è qualcosa in particolare a cui lei si sta dedicando in questo momento?”

Piero Angela
Intanto continuare a realizzare nuove puntate di Superquark. Il progetto è quello di riuscire a “galleggiare”. Purtroppo con questa televisione governata dall’audience, se uno non fa ascolti viene declassato e successivamente eliminato. L’obiettivo è raggiungibile solo facendo programmi di qualità senza essere assillati continuamente dal pensiero dell’audience: se le cose sono fatte bene gli ascolti vengono da se.  E per ottenere ottimi risultati c’è bisogno anche di un team di lavoro che, oltre ad essere ben preparato professionalmente, sia affiatato e ben motivato. 
Devo dire che la redazione di Superquark è davvero eccellente e molto efficace, nonostante ci siano ricambi continui in quanto siamo costretti a sostituire ogni tre anni alcuni elementi per questioni contrattuali.

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Maggiori informazioni sul libro le trovate su:  
https://www.amazon.it/dp/1520313934

mercoledì 15 aprile 2026

Steganografia e tecniche elusive della comunicazione: dall'evoluzione storica alle moderne architetture digitali

 🖼️🕵️‍♂️ Sapevate che è possibile nascondere un intero database dentro la foto di un tramonto senza che l'occhio umano (o un antivirus comune) se ne accorga? Sapreste riconoscere un messaggio nascosto in una foto o in un file audio?


Oggi la 𝐒𝐭𝐞𝐠𝐚𝐧𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐚 non è più solo una curiosità storica, ma una competenza critica per chi si occupa di Cybersecurity, Digital Forensics e Intelligence. Eppure, è ancora un’arte per pochi. L'ho studiata per anni, scrivendo saggi (come "La steganografia da Erodoto a Bin Laden") e insegnandola come docente universitario, portato il tema della steganografia e crittografia a livello concettuale e minimamente tecnico, in giro per università, seminari e convegni.
Oggi ho deciso di rendere disponibile questa expertise anche per enti di formazione, aziende, ordini professionali, istituti scolastici, ma anche strutture ed enti vari interessati all’argomento,  attraverso un programma didattico con elementi tecnici ridotti al minimo, prediligendo la parte concettuale, con un linguaggio chiaro e comprensibile ad una vasta audience, e con tanti esempi pratici.
📌 𝐒𝐭𝐞𝐠𝐚𝐧𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐚 𝐞 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐥𝐮𝐬𝐢𝐯𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: 𝐝𝐚𝐥𝐥'𝐞𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐚𝐫𝐜𝐡𝐢𝐭𝐞𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢 è un modulo che offre un percorso unico, supportato da una ricca presentazione multimediale, che unisce:
✅ Analisi storica (da Erodoto, all’inchiostro invisibile sino ai codici contemporanei).
✅ Dimostrazioni pratiche su file BMP, WAV, GIF e Video..
✅ Studio dei modelli sostitutivi, selettivi e costruttivi.
✅Elementi di stegoanalisi e individuazione file steganografati.
✅Utilizzo di software steganografici.
✅I campi di applicazione moderni della steganografia

Nell'immagine seguente trovate la struttura dettagliata del programma, valida sia per sessioni online che in presenza, ed adattabile alle eventuali richieste ed esigenze didattiche.

Se fai parte di un’organizzazione interessata a questi temi, vuoi saperne di più sul programma o desideri organizzare un seminario (online o in presenza), puoi contattarmi in privato, sui social oppure lasciare un commento qui sotto: sarai ricontattato al più presto.