mercoledì 27 maggio 2026

Una piacevole conversazione di qualche anno fa con Piero Angela

Ho pubblicato il mio primo libro più di venti anni fa, esattamente nel 2005, ben prima dell'avvento dell'intelligenza artificiale, e da allora ho firmato decine di volumi. Il mio debutto è stato un saggio dal titolo "Piero Angela: Come puntare alla più alta soglia dei contenuti con la più semplice soglia del linguaggio", a cui sono seguite diverse ristampe per via del suo successo.

In quel lavoro, dopo aver ripercorso la carriera di questo straordinario personaggio, ho concluso il libro con una intervista che mi concesse in esclusiva. Ve la propongo qui integralmente. Si tratta di una conversazione che, ancora oggi, si rivela straordinariamente attuale.

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Intervista a Piero Angela

Nicola Amato
Nella parte introduttiva di questo libro sottolineo il fatto che, nonostante dal punto di vista tecnologico la TV abbia fatto passi da gigante, per esempio con l’introduzione della TV digitale, per quanto concerne invece le competenze comunicative stia subendo una sorta di degenerazione. Mi riferisco in particolare a ciò che viene definito “TV-spazzatura”. Com’era la situazione a tal proposito, quando lei ha iniziato a fare televisione?

Piero Angela
Devo dire che il fenomeno della TV Spazzatura, quasi inesistente agli esordi della televisione, col passare degli anni ha assunto sempre di più i connotati di fattore indispensabile per poter sopravvivere nel campo televisivo. È dovuta soprattutto a motivi legati agli ascolti; e si sa, un’audience elevato significa che un alto numero di utenti guarda gli spot pubblicitari trasmessi durante, prima e dopo l’evento televisivo “X” definito Spazzatura. Di conseguenza, le aziende sono portate ad investire maggiormente in pubblicità quando essa è trasmessa in picchi elevati di audience, senza tener conto di cosa viene effettivamente trasmesso: l’importante è che un maggior numero di persone guardi lo spot.  
Un esempio significativo è dato dal fatto che, per un’azienda come la RAI, perdere ad esempio un punto di share in un anno, può voler significare perdere fino a 100 miliardi: questo spiega tutto! E la RAI, a parte il canone, ha la metà degli introiti che proviene proprio dalla pubblicità. 
La TV Spazzatura è divenuta inoltre una fonte di sostentamento per far fronte ai continui rincari. L’evoluzione tecnologica a cui sta andando incontro la televisione, sta portando inevitabilmente ad un conseguente aumento delle spese per esempio dei film, del calcio, degli spettacoli in genere, etc.  La tecnologia stessa, utilizzata per effettuare riprese e montaggio sempre più sofisticati e di alta qualità, è molto costosa. All’epoca in cui ho iniziato io a fare televisione, la TV Spazzatura non c’era. Non esisteva la concorrenza e non era stato introdotto l’Auditel, non c’era quindi alcun motivo di “battersi” per gli ascolti; e poi in linea generale c’erano meno spese.

Nicola Amato
Il titolo del libro riprende una frase attribuita a lei durante un’intervista a proposito dei motivi del successo dei programmi “Quark” e “Superquark”: “…puntare alla più alta soglia dei contenuti con la più semplice soglia del linguaggio”.   Indubbiamente i suoi programmi, anche grazie alle sue qualità comunicative, hanno raggiunto picchi elevati d’audience in TV, riuscendo ad avvicinare alla cultura la gente comune, senza però annoiare i più esigenti.  
Ci dica per favore cosa c’è dietro le quinte a livello di programmazione e progettazione che fa in modo di unire questi due mondi così diversi.

Piero Angela
Indubbiamente è un obiettivo che noi, come redazione, ci siamo prefissati e che viene ampiamente discusso in sede di progettazione prima che ogni puntata vada in onda. Veda dott. Amato, a differenza di uno scrittore per esempio che si crea in qualche modo una sua nicchia di lettori conformi allo stile di scrittura ed il genere praticato, la televisione invece raggiunge inevitabilmente vaste platee. 
È necessario quindi utilizzare un linguaggio accessibile che sia anche interessante ed accattivante per lo spettatore.  Fare televisione vuol dire pensare al pubblico, ossia parlare come se ci si rivolgesse ad un amico o un familiare.  La mia regola è semplice: essere dalla parte del pubblico per quanto riguarda il linguaggio e dalla parte della scienza per quello che concerne i contenuti.

Nicola Amato
Nel ricercare materiale interessante per la stesura del libro, ho anche navigato in lungo e largo Internet. Con sorpresa mi sono piacevolmente imbattuto in un link che mi ha connesso ad un forum dedicato a lei ed a “Superquark”, i cui utenti sono ragazzi giovanissimi. Ne evinco che, oltre a giocare con la “Play Station”, le nuove generazioni si stanno orientando anche verso la cultura.  Ma allora c’è qualche spiraglio! La partita contro la “TV-spazzatura” non è del tutto persa! Per favore, ci rassicuri in tal senso.

Piero Angela
Il continuo sviluppo tecnologico, soprattutto nel campo dei giochi, ha reso meno ovvia la composizione strutturale del giocattolo stesso. Non è infatti possibile smontare e rimontare un videogioco, per esempio, come avveniva facilmente con i giocattoli meccanici di qualche tempo fa.  I giovani d’oggi quindi hanno maggiori stimoli nel cercare di comprendere il funzionamento di un gioco ed hanno acquisito una particolare predisposizione ad essere curiosi. 
Ed è proprio questa tipologia di pubblico che maggiormente ci segue: curiosa di conoscere i misteri della tecnologia, dell’universo, della natura, dell’uomo. 
C’è da dire infine che l’ambiente familiare, la scuola ed il contesto sociale in cui i giovani sono inseriti contano molto.  Sono comunque fiducioso per il futuro.

Nicola Amato
Una delle tematiche che lei ha affrontato nelle sue prime trasmissioni riguarda l’occulto e il paranormale. Quanto è stato difficile organizzare le puntate di una trasmissione del genere senza correre il rischio di andare incontro a “bufale” ed essere letteralmente preso in giro?

Piero Angela
Ricordo di aver suscitato un vespaio di polemiche quando stavo preparando le puntate della trasmissione “Indagine sulla parapsicologia”. Ciò era dovuto al fatto che andavo contro gli interessi economici connessi con le pratiche dell’occulto, andavo soprattutto contro chi ciecamente credeva nel paranormale e non riusciva più a distinguere la realtà da un semplice trucco da prestigiatore.  Ho dovuto fare allora un lavoro molto accurato e ben documentato.
Ritengo che la trasmissione sia stata molto importante per un motivo sostanziale: l’essere riusciti a mettere in luce l’aspetto più inquietante del mondo del paranormale, ossia l’abuso di credulità, come avvenne per esempio in occasione dell’indagine sui presunti guaritori filippini. È stato in definitiva un modo civile di mettere in guardia i cittadini dalla “pseudo-scienza” e fornirgli prove di quanto noi asserivamo.  Anche se devo dire che ho imparato molto da questa “pseudo-scienza”: i trucchi ed i metodi per non essere preso in giro, per esempio.

Nicola Amato
Le sue trasmissioni “Quark” e “Superquark” rappresentano ormai un caposaldo nel campo della divulgazione scientifica televisiva.  Spesso si vedono su tutti i canali dei programmi televisivi che sempre di più assomigliano ai suoi.
Quanto bisogna aspettare ancora, secondo lei, prima di vedere delle trasmissioni televisive che, forti di un proprio format, non si rifacciano in maniera speculare ai suoi programmi?  Quali sono le problematiche connesse al loro sviluppo?

Piero Angela
Lei tocca un tasto dolente. C’è da fare una sostanziale distinzione tra il format vero e proprio, relativo ai diritti d’autore su un programma, e l’idea del programma stesso. Mi spiego.  Se una persona prende per esempio un libro e lo riscrive in maniera diversa dall’originale, non è perseguibile a termine di legge: le idee non sono tutelabili.  Questo vale anche per un programma televisivo. Purtroppo acquistare un format gestito da grandi aziende costa molto, crearne uno nuovo costa molto di più e non si ha la certezza che poi abbia consensi di audience.  Copiare l’idea invece, sebbene dal punto di vista etico sia discutibile, comunque non costa nulla e se ha funzionato l’originale, andrà bene sicuramente anche quello “riadattato”. 
Questa è talvolta la filosofia di alcuni programmi televisivi.

Nicola Amato
Mi corre quasi l’obbligo di porle una domanda riguardo la ricerca scientifica.  Stiamo assistendo ormai da anni alla classica “fuga di cervelli”.  Ossia giovani laureati che emigrano all’estero per frequentare i vari dottorati ed effettuare così la ricerca scientifica.
Secondo lei questa fuga è dettata solo da fattori di tipo monetario ed infrastrutturale, oppure in Italia si sottovaluta l’importanza che riveste la ricerca in termini d’investimento culturale proiettato verso il futuro?

Piero Angela
Di solito è buona regola che chi si laurea vada a fare esperienza all’estero, sia per acquisire conoscenze linguistiche sia per approfondimenti scientifici. Molto spesso però, chi ci va poi rimane lì perché gli viene offerto di lavorare in strutture più adeguate, ben retribuite, viene concesso più spazio per la ricerca in termini di indipendenza individuale, i finanziamenti per la ricerca sono cospicui.  
Fare in Italia tutto questo è davvero difficile per una serie di questioni ambientali, non c’è meritocrazia, c’è poco spazio per i ricercatori e pochi soldi investiti per la ricerca. A livello poi di management vi è una scarsa conoscenza scientifica, che si riflette negativamente sulla gestione stessa sia dei finanziamenti che delle strutture e del personale adibito alla ricerca.

Nicola Amato
Per finire.  Sono sicuro che i suoi tantissimi estimatori, me compreso, si staranno chiedendo in questo momento: “Quali sono i suoi progetti futuri? C’è qualcosa in particolare a cui lei si sta dedicando in questo momento?”

Piero Angela
Intanto continuare a realizzare nuove puntate di Superquark. Il progetto è quello di riuscire a “galleggiare”. Purtroppo con questa televisione governata dall’audience, se uno non fa ascolti viene declassato e successivamente eliminato. L’obiettivo è raggiungibile solo facendo programmi di qualità senza essere assillati continuamente dal pensiero dell’audience: se le cose sono fatte bene gli ascolti vengono da se.  E per ottenere ottimi risultati c’è bisogno anche di un team di lavoro che, oltre ad essere ben preparato professionalmente, sia affiatato e ben motivato. 
Devo dire che la redazione di Superquark è davvero eccellente e molto efficace, nonostante ci siano ricambi continui in quanto siamo costretti a sostituire ogni tre anni alcuni elementi per questioni contrattuali.

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Maggiori informazioni sul libro le trovate su:  
https://www.amazon.it/dp/1520313934